Seton

Il coraggio e la speranza riflessione e storia di Aroldo Figara su Madre Seton:

Il coraggio e la speranza
Elisabetta Anna Bayley Seton
di Aroldo Figara

ELISABETTA Anna Bayley Seton non è conosciuta dai livornesi. La sua figura sembra estranea a questa città che anche se l'ha ospitata per breve tempo, circa 4 mesi, è tuttavia riuscita a darle il motivo per il cambiamento totale della sua esistenza che un giorno l'ha portata alla gloria degli altari.
Eppure conoscere questa figura di donna esile, minuta, alta appena un metro e 52 cm. potrebbe far rinascere forse un sentimento di orgoglio e di ammirazione nell'animo del nostro popolo che nella semplicità e nella rettitudine ha sempre avuto i cardini della formazione morale e dell'onesto comportamento.
La categoria degli spedizionieri e degli agenti marittimi potrebbe scoprire in Elisabetta Anna Seton una collega che, moglie di un Armatore ed operatore marittimo, aiutava il marito nel disbrigo delle pratiche mercantili.
Dovremmo dire che nella stessa Chiesa livornese tanti cristiani non la conoscono e non sanno quali siano state le tappe fondamentali della sua vita che dal protestantesimo l'hanno portata ad abbracciare il cattolicesimo attraverso un cammino di ricerca e di approfondimento che sappiamo avere avuto inizio nel Santuario della Madonna di Montenero.
Il nostro scopo è soltanto quello di contribuire a far conoscere un po' meglio e un po' di più la figura di questa piccola, grande dorma la cui attività si è svolta soltanto nei primi anni dei secolo scorso.
Elisabetta Anna era nata a New York il 28 agosto 1774. H padre era un medico assai stimato oltre che per la professionalità, anche per la sua dedizione agli ammalati e a tutti coloro che soffrivano.
Il 25 gennaio 1794 si unì in matrimonio con William Magee Seton, uno dei migliori partiti di New York. Il padre di William era un ricco imprenditore ed armatore di navi.
Dal loro matrimonio nacquero successivamente cinque figli: Anna Maria, William chiamato Bill, Richard, Caterina, Rebecca.
William ed Elisabetta con la prima figlia Annina giunsero a Livorno con la nave "The Shephardess" il 18 novembre 1803, poiché il medico aveva ordinato al marito, di salute malferma, di cambiare aria e fare un viaggio in mare.
Quando i Seton giunsero a Livorno, la città contava circa 40.000 abitanti, quasi quanto la città di New York. '
Poiché a New York serpeggiava la febbre gialla e loro non avevano le patenti di sanità, furono rinchiusi nel lazzaretto di S. Jacopo per trascorrervi la quarantena.
A Livorno i Seton conoscevano i Fratelli Filicchi - Antonio e Filippo - ricchi commercianti ed agenti marittimi, notissimi fra le alte sfere del governo, ma anche stimati e benvoluti dal popolo.
Nel lazzaretto le giornate non scorrevano lietamente, come è facile immaginare, ma i Filicchi ed altri amici, con la loro presenza contribuivano ad alleviare la pesantezza del loro soggiorno anche se, nel frattempo, la salute di William Seton andava sempre peggiorando al punto che, pochi giorni dopo la fine della quarantena, egli cessò di vivere.
Fu sepolto nel cimitero degli inglesi, in via degli Elisi (oggi via G. Verdi) vicino all'attuale Chiesa della Misericordia.
A Livorno mamma e figlia rimasero ospiti di Filippo Filicchi che abitava in via Ferdinanda, oggi via Grande, nei pressi di piazza Colonnella.
Antonio Filicchi, patrizio di Gubbio, con la moglie Amabilia Barigazzi e i tre figli, abitava invece nel palazzo Grant, posto in via del Corso, 530 (oggi via della Madonna, 72).
I Filicchi, cattolici tutti d'un pezzo, non si contentavano di frequentare la Chiesa ma ponevano la loro disponibilità a favore di tanti bisognosi effettuando molte opere caritative. Erano conosciutissimi e da tutti stimati e benvoluti.
Il pluralismo non era troppo conosciuto, ma Livorno, città per tradizione assai tollerante, vedeva tranquillamente convivere tra le sue mura, insieme ad una maggioranza cattolica, numerosi elementi di altre religioni: anglicani, luterani, valdesi, armeni, greci ortodossi e, in numero assai consistente ebrei.
Elisabetta e Annina si preparavano a fare ritorno a New York essendo prevista la I partenza della "Shephardess" per i primi giorni del febbraio 1804. Nell'attesa visitaro¬no Firenze con le sue Chiese, i suoi monu¬menti, i suoi musei.
Un giorno i Filicchi accompagnarono Elisabetta e sua figlia a Montenero. Nel Santuario un sacerdote diceva la Messa. Al momento dell'elevazione un giovane inglese, beffardamente sussurrò: "Questa è la loro presenza reale!". Elisabetta si sentì ferita ed umiliata. Una serie di riflessioni scritte nel suo diario lasciano pensare che quel momento sia stato per lei determinante nella scelta religiosa successiva.
Il 3 febbraio 1804, prima dell'alba, Elisabetta e Annina salirono sulla "Shephar¬dess" per il viaggio di ritorno.
Ormai sembrava chiuso il capitolo livornese dei Seton.
Ad un tratto "un improvviso cambiamento furioso di vento" mandò la "Shephardess" a sbattere contro un'altra nave riportando dei danni per cui il capitano decise di sospendere la partenza. I passeggeri dovettero ritornare a terra.
Era .ancora buio e Antonio Filicchi, per non disturbare il fratello che forse dormiva   ancora, offrì ad Elisabetta di ospitarla nella propria abitazione di via del Corso.
Tre giorni dopo, quando la nave poté ripartire, la piccola Anna era a letto con la scarlattina. La loro sosta a Livorno fu forzatamente prolungata anche perché dopo la figlia si ammalò la madre.
Durante tutto il tempo in cui rimasero ospiti di Antonio Filicchi, Anna Elisabetta continuò a sentire tutto il tormento spirituale da cui era presa. I buoni libri forniti da Antonio l'aiutavano a comprendere pian piano le novità che scopriva man mano che si inoltrava nella profondità delle riflessioni.

Ormai non era più possibile ignorare il problema. A tutto questo però non era arrivata improvvisamente, nel breve tempo che occorre per scriverlo. Il cammino fu lungo, difficoltoso, disseminato di dubbi e di difficoltà. E' chiaro però che in lei sussisteva uno spirito di disponibilità, se non altro ad ascoltare quanto veniva a conoscere, a trovare interesse in quello che le veniva annunciato.
In tali condizioni di spirito si prepararono di nuovo per la partenza.
Nel porto di Livorno sostava il bastimento americano "Phyamingo"noleggiato dai Filicchi, giunto nel dicembre e in procinto di ripartire.
Antonio Filicchi, d'accordo con la moglie, decise di accompagnare lui le due amiche anche nella considerazione del fatto che la sua presenza in America sarebbe stata importante per le relazioni commerciali intrattenute con gli operatori americani.
Il mattino dell' 8 aprile 1804, prima di recarsi all'imbarco, Antonio Filicchi e la moglie, con Anna Elisabetta ed Annina si recarono nella vicina Chiesa di S. Caterina per assistere alla Messa dopodiché si recarono al porto per l'imbarco.
La nave levò gli ormeggi mentre Anna Elisabetta salutava la terra che conservava i resti mortali del suo William ed elevava a Dio il suo pensiero di ringraziamento per "averla condotta alla conoscenza della verità".
Il 4 giugno giunsero a New York, accolti dai figlioli e dai familiari .
A New York si sparse la voce che volesse farsi cattolica e si immagina facilmente lo stato d'animo del pastore Hobart al solo pensiero che una persona come Anna Seton lasciasse la Chiesa Episcopale.
Passarono  così  diversi mesi ma nel gennaio 1805 prese la sua decisione. Il mattino del 14 marzo 1805, insieme ad Antonio Filicchi, si presentò al Padre Matthew 0' Brien della Chiesa di S. Pietro in Barclay Street a New York e dichiarò in forma ufficiale di staccarsi dal protestantesimo e di voler entrare nella Chiesa cattolica!
Ricevette la Cresima e la Comunione.
Un gentiluomo inglese e sua moglie, un certo White, avevano in animo di aprire una scuola per bambini ed Elisabetta ebbe l'incarico di assistente.
Fu l'inizio di una attività che avrebbe caratterizzato il resto della sua vita, non solo, ma fu l'inizio di tutta quella serie di opere che oggi portano il nome di Madre Seton e delle Sorelle della Carità in America.
Antonio Filicchi lasciò l'America. Prima di partire, però, intestò una rendita di 400 dollari l'anno a Elisabetta Anna, incaricando la "John Murray e Figli" rappresentanti della ditta Filicchi a New York di fornire alla signora Seton tutta l'assistenza e i mezzi che le fossero stati necessari.
Dietro suggerimento del P. Guglielmo Dubourg, Elisabetta e le tre figlie decisero di trasferirsi a Baltimora per aprirvi una scuola per l'istruzione religiosa delle ragazze. Vi giunsero il 15 giugno 1808.
L'ambiente cattolico di Baltimora conosceva già il caso della vedova convertita e le riserbarono un'accoglienza veramente affettuosa. Ebbe una abitazione vicino alla Chiesa di St. Mary (un bel padiglioncino in legno tuttora esistente che costituisce un po' il primo museo dell'attività di Elisabetta Seton).
Nella geografia cattolica degli Stati Uniti, Baltimora (45.000 abitanti) era un po' il centro. Erano state create altre quattro diocesi: New York, Filadelfia, Boston e Bardstown. Carrol era divenuto Arcivescovo e Baltimora sede metropolitana.
Elisabetta era entrata nell'ambiente della Compagnia di S. Sulpizio e quanto ella farà sarà legato per moltissimo tempo a quest'opera.
Cominciò la sua attività di educatrice con sette alunne: le tre figlie e quattro pensionanti.
Elisabetta aveva scritto ad Antonio Filicchi chiedendo come si dovesse comportare nel caso fosse stato necessario costruire un ambiente più grande per la sua attività che vedeva aumentare le richieste dei genitori ai mettere i figlioli nei pensionato e alla scuola di religione.
Antonio rispose che, nonostante il momento di crisi, le sue possibilità economiche - attraverso iniziative diverse - erano raddoppiate: e che chiedesse pure all'agente Murray tutto il denaro necessario; successivamente mise a sua disposizione mille dollari chiedendo che gli fosse indicata la cifra necessaria per la nuova costruzione. "Diventiamo vecchi, diceva, e ogni giorno si avvicina il bene comune, il cielo".
Un ricco armatore, Samuel Cooper, divenuto cattolico, consegnò a P. Dubourg ed Elisabetta 10.000 dollari per la costruzione di un Istituto che doveva provvedere alla formazione di ragazze cattoliche aspiranti allo stato religioso, all'assistenza a persone anziane e non istruite, che potessero imparare a lavorare e formare un piccolo artigianato a beneficio dei poveri. Una sola condizione, che aveva lasciato perplessi un po' tutti, aveva messo il donatore: la nuova costruzione dovrà sorgere a Emmitsburg, Maryland, località più salubre e più adatta per gli scopi che si prefiggeva.
Quel mattino erano presenti in cinque: Elisabetta Anna Seton, Cecilia O' Conway, Maria Murphy e Mary Ann Butler di Filadelfia e Susan Clossy di New York.
Da "La donna della speranza" di don Roberto Angeli: "Il primo giugno avevano indossato l'abito religioso. Il modello di quell'abito veniva da Livorno. Le suore infatti avevano scelto di vestirsi come la loro Madre ed essa, dalla morte del marito, aveva sempre indossato lo stesso tipo di veste che usavano le vedove in Toscana: uno gonna e corsetto neri con una mantellina pure nera sulle spalle, una striscia bianca al collo, una cuffia bianca. Vi avevano aggiunto solo una cintura di pelle con appesa la corona del rosario".
Era nata la prima Congregazione religiosa cattolica degli Stati Uniti. Elisabetta cominciò ad essere chiamata "Madre Seton".
Il 21 giugno 1809 le prime cinque partirono per Emmitsburg. Furono accolte dal missionario padre Jean Dubois "dinamico, realizzatore, spirito libero" che cedette loro la propria baracca costruita con tronchi d'albero lungo la costa del monte St. Mary, a circa 3 km. dal paese. Nelle vicinanze lo stesso Padre aveva costruito una scuola che i Padri Sulpiziani avevano trasformato in seminano minore e collegio.
Alla fine di luglio, con gli ultimi arrivi, la comunità si ritrovò al completo: una ventina di persone. Allora traslocarono oltre il torrente, nella grande spianata boscosa, vicino al paese di Emmitsburg, nella "casa di pietra". Era la proprietà acquistata da Samuel Cooper.
Il 31 luglio iniziarono la vita religiosa regolare: si alzavano presto, pregavano, lavoravano di filato e di cucito per i seminari dei Sulpiziani, guadagnandosi da vivere. Andavano a Messa nel vicino paese che avendo molti cattolici possedeva anche una Chiesa: "S. Giuseppe". Scelsero anche il posto da adibire a cimitero, intorno ad una grande quercia.
Successivamente si trasferirono nella nuova costruzione chiamata "la Casa Bianca" per il colore della tinteggiatura e vi. aprirono una scuola per i ragazzi del paese.
Era nata la prima scuola parrocchiale cattolica degli Stati Uniti, che in breve tempo raggiunse uno sviluppo notevole (sempre dal volume "La donna della speranza "): "L'opera cresceva tra le sue mani. Da tutta la contea arrivavano richieste per mettere bambine al pensionato, mentre a fine giugno le alunne esterne erano già quaranta, di ogni ceto sociale. Alle suore di S. Giuseppe così ormai erano chiamate ricorrevano le famiglie cattoliche dei dintorni per assistere malati e per insegnare la dottrina ai bambini. Alcune suore erano addette all'insegnamento, altre ai lavori di filato, tessitura, cucito. Erano numerose anche le ragazze che chiedevano di entrare in Congregazione".
Le suore furono chiamata a Filadelfia ove accorsero con entusiasmo: trovarono un orfanotrofio con tredici bambini mal nutriti e mal vestiti. Fecero molti sacrifici ma l'orfanotrofio fu rimesso in sesto mentre cresceva la stima verso le suore di Madre Seton.
Antonio Filicchi potè conoscere tutta l'opera di Madre Seton che non cessava di ringraziarlo per quella famosa rendita di 400 dollari l'anno che le aveva permesso di superare tante difficoltà.
Gli avvenimenti corrono in fretta. Il 3 dicembre 1815 muore l'Arcivescovo Carrol, l'uomo che aveva goduto dell'affetto e della simpatia di George Washington; il 22 agosto
1816 a Livorno aveva cessato di vivere Filippo Filicchi e Antonio era divenuto unico titolare della ditta.
Purtroppo Madre Seton non stava bene. La sua salute peggiorava giorno per giorno. Ormai la tubercolosi la faceva da padrona nel suo organismo gracile e molto delicato.
Padre Louis Guillaume Dubourg era stato nominato Vescovo di New Orleans, Louisiana, ma effettuò un viaggio in Europa e visitò anche Livorno. Al ritorno portò ad Elisabetta notizie di Antonio Filicchi, di Amabilia e dei loro sette figli.   •
Nel 1817 anche Samuel Cooper era stato a Livorno, poi, da sacerdote, era divenuto parroco di Emmitsburg, ma rimase al paese poco tempo.
Nello stesso anno l'opera di Madre Seton ottenne il riconoscimento giuridico sul piano civile: un'altra tappa nell'affermazione della sua attività.
Nell'estate del 1820 erano ripresi i lavori per la costruzione di un nuovo edificio oltre alla "Casa di pietra" e alla "Casa bianca". Madre Seton volle vedere i lavori, ma rientrando in casa si sentì male. Purtroppo era un brutto segnale. Soffrendo molto andò avanti fino alla fine dell'anno.
Chiuse la sua esistenza terrena in una i piccola stanza della "Casa bianca" il mattino di venerdì 4 gennaio 1821. Avrebbe compiuto 47 anni ad agosto.
Ad Antonio Filicchi cosi scrissero: "i suoi resti riposano nel piccolo bosco insieme a una quindicina di suore e novizie che erano venute per unirsi a Lei. Ne lascia più di cinquanta a ricordarla, a piangerla, a seguirla: una quarantina al St. Giuseppe, le altre alla Montagna, a Filadelfia e a New York. "

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I figli William e Richard entrarono nella Marina degli Stati Uniti ed ebbero il grado di Guardiamarina.
Nel 1832, dopo aver lasciato la Marina, William si sposò ed ebbe sette figli. Uno, Robert, nato nel 1839 a Pisa, ebbe per padrino di Battesimo Patrizio, figlio di Antonio Filicchi; divenne sacerdote e poi Arcivescovo.
Richard mori a bordo del brigantino "Oswego " per una malattia infettiva contratta in servizio.
Caterina, la quarta figlia di Elisabetta, I divenne Suora della Misericordia e morì a 91
anni.
Antonio Filicchi ebbe sempre un posto di grande rilievo. Nel 1835 perse la moglie Amabilia. Durante le varie fasi del colera che colpì Livorno in quel periodo, morirono i figli Guglielmo e Giorgio "vittime di carità peri il colera".
Antonio morì nella sua casa di via della Venezia, attuale sede del Paradisino, il 3 febbraio 1847, a 83 anni. E' sepolto nel Cimitero della Misericordia.
Il figlio Patrizio tradusse dal francese una delle migliori biografie della Seton, scritta da Helene Bailly De Barberey. L'opera è conservata nell'Archivio-Museo di Emmitsburg.
Madre Elisabetta Anna Seton fu beatificata da Giovanni XXIII il 17 marzo 1963. Nel 1968 nacque a Livorno la prima parrocchia dedicata a Madre Seton, in piazza M. Lavagna.
Il 14 settembre 1975 Madre Seton fu solennemente canonizzata da Paolo VI.
E' la prima Santa nata e vissuta in America.
La Congregazione delle Suore di Carità di Madre Seton ha numerose case in varie località degli Stati Uniti d'America con circa novemila Suore.

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Abbiamo avuto il privilegio e la fortuna di visitare le opere di Madre Seton e delle sue Suore in America.
A New York, a Washington, a Filadelfia, a Baltimora gestiscono ospedali, case di riposo, asili, istituto per ragazzi handicappati, scuole, colleges. Una infinità di opere che vengono portate avanti con dovizia di mezzi, ma soprattutto con serietà e forte capacità educativa.    .
Ormai sono conosciute in tutta l'America.
A New York, nella Cattedrale di S. Patrizio, la statua di Madre Seton ricorda agli americani la loro prima Santa, tutta americana.
A Washington, nella Basilica Nazionale dell’Immacolata, la statua della Seton è accanto a quella di Madre Saveria Cabrini, la santa degli emigranti.
Qualche anno fa, d'accordo col Governo Americano, l'Arcivescovo di New York celebrò nella Marina degli Stati Uniti la "giornata di Madre Seton" per ricordare che la Marina americana aveva avuto nei suoi ranghi due figlioli della Santa.
Sulla collina di Santa Maria, confusa fra gli alberi, la capanna che Madre Seton abitò quando si trasferì ad Emmitsburg. Poco distante la grotta ove si fermava a
pregare durante le passeggiate nel bosco.
Abbiamo visto a Emmitsburg la Casa Madre della Congregazione. La grande costruzione, moderna in tutte le sue strutture, sorge ai margini della vasta spianata di terreno - prato e parco - acquistato con i 10.000 dollari di Samuel Cooper.
Qui la "Casa di pietra" e la "Casa bianca" sono mèta continua di visitatori che trovano nel presente le memorie del passato. Nella "Casa bianca", un angolo di una stanza ricorda che lì, nei rigori dell'inverno, mori Madre Seton.
In un angolo del parco il vecchio cimitero. L'annosa quercia è ancora là, quasi a proteggere il sonno etemo delle figlie e delle collaboratrici di Madre Seton. Una pietra indica  il  punto  di  sepoltura della
Madre fino al giorno in cui, dopo la Canonizzazióne, i suoi resti furono traslati nella meravigliosa Chiesa sotto l'altare della Cappella a Lei dedicata.
La nostra non è stata solo una visita, è stata anche una riflessione: in tutta questa realtà, nelle opere di Madre Seton, c'è la presenza di Livorno.
Il denaro che i Filicchi davano a Betty era denaro guadagnato con il lavoro dei livornesi. Lavoro duro, lavoro sodo, qualche volta lavoro bagnato di sangue.
Ecco perché nel ritrovarci nei luoghi di Madre Seton ci sembrava di essere a casa nostra.

Aroldo Figara

 


 

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