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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

News.va

  1. Cordoglio del Papa per la morte del cardinale filippino Vidal
    E’ morto questa mattina a Cebu City , all’età di 86 anni , il cardinale filippino Ricardo Vidal, arcivescovo emerito di Cebu dal 1985 al 2010 e già presidente della Conferenza episcopale filippina nel biennio 1985-1987. Il porporato, elevato alla dignità cardinalizia da San Giovanni Paolo II nel Concistoro del 25 maggio 1985 , era stato ricoverato l’11 ottobre per un’infezione all’Ospedale del Perpetuo Soccorso di Cebu City , dove si è spento questa mattina per una setticemia. Papa Francesco ha espresso il proprio cordoglio con un telegramma inviato alla Chiesa filippina che il porporato ha servito. Con la sua morte il Collegio cardinalizio risulta così costituito:  219 cardinali di cui 120 elettori e 99 non elettori. (Da Radio Vaticana)...
  2. Papa deplora l'attentato in Somalia e prega per la pace. Caritas: terra divisa
    di Gabriella Ceraso “Dolore” e “deplorazione” per la strage avvenuta sabato in Somalia a Mogadiscio dove si contano più di trecento morti, anche bambini. Al termine dell’Udienza generale, il Papa è tornato con questi due sentimenti sull' atto terroristico che ha sconvolto il Paese e ne ha parlato così al mondo: “Desidero esprimere il mio dolore per la strage avvenuta qualche giorno fa a Mogadiscio, Somalia, che ha causato oltre trecento morti, tra cui alcuni bambini. Questo atto terroristico merita la più ferma deplorazione, anche perché si accanisce su una popolazione già tanto provata. Prego per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia. Imploro la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata”. Le parole del Pontefice giungono come un balsamo tra quanti da anni sono impegnati al fianco della popolazione somala, in uno “ Stato fallito” e in una situazione di “anarchia generale”. Così il responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas italiana Fabrizio Cavalletti  ai nostri microfoni, ricordando quanti operatori e religiosi sono morti in questi anni in Somalia per la “conversione dei violenti” di cui parla Francesco. Suor Graziella Fumagalli, ricorda Cavalletti, è stata una dei tanti “a dare la vita” col rischio di sembrare un “testimone inutile” : non è così, dice, "c’è una via possibile per la pace anche in Somalia”. Il Paese che descrive Cavalletti è una terra divisa e sfruttata, verso la quale anche la Comunità internazionale non ha avuto il giusto atteggiamento finora. Serve un “cambio di rotta”: in Somalia chi lavora deve fare i conti con "l’insicurezza totale, la difficoltà di accesso alla popolazione e la mancanza totale di lavoro". Cavalletti spiega a questo proposito come la Caritas cerca collaboraizone specie nel sud del Paese con organizzazioni locali di fiducia. Le linee di intervento sono due: l’assistenza di prima necessità e il ripristino di attività produttive nell’agricoltutra e nell’allevamento, i due settori primari per il Paese ma gravemente messi a rischio anche dalla frequente ed endemica siccità. Ascolta e scarica l'intervista a Fabrizio Cavalletti di Caritas italiana: (Da Radio Vaticana)...
  3. Papa: violenza in nome della religione offende Dio
    di Gabriella Ceraso La pace è un "compito urgente", i credenti di ogni religione "devono invocarla" e chi ha responsabilità non può restare "neutrale ". E' questo in sintesi il pensiero che il Papa ha espresso stamani rivolgendosi ad un'ottantina di delegati della World Conference of Religions for Peace, la Conferenza mondiale delle Religioni per la Pace, ricevuti in udienza nell'Auletta Paolo VI. Prima di fare il suo ingresso in Piazza San Pietro, Francesco ha richiamato l'attenzione sull'attualità delle guerre e delle violenze che " lacerano tante popolazioni" e sull'essenza della pace, nello stesso tempo "dono divino e conquista umana" : "con il cuore, con la mente e con le mani" tutti i credenti, tutti gli uomini di buona volontà e chi ricopre incarichi di responsabilità, sono " chiamati ad operare per essa", costruendola  "in modo artigianale". Quindi la sua indicazione ancora più netta: "Nella costruzione della pace, le religioni, con le loro risorse spirituali e morali hanno un ruolo particolare e insostituibile. Esse non possono avere un atteggiamento neutro e, ancora meno, ambiguo riguardo alla pace. Chi commette violenza o la giustifica in nome della religione, offende gravemente Dio , che è pace e fonte della pace, e ha lasciato nell’essere umano un riflesso della sua sapienza, potenza e bellezza". Il Papa non ha mancato di esprimere poi la propria "stima e gratitudine per l’operato di Religions for Peace" definendolo "un servizio prezioso sia alla religione sia alla pace, perché, ha indicato Francesco, " le religioni sono destinate per loro natura a promuovere la pace, tramite la giustizia, la fratellanza, il disarmo, la cura del creato". Eccolo l'altro compito delle religioni, che Francesco rilancia,  promuovere insieme "l’ecologia integrale ": "La Bibbia ci aiuta in questo riportandoci allo sguardo del Creatore, il quale 'vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono' (Gen 1,31). Le religioni dispongono di risorse per far progredire insieme un’alleanza morale che promuova il rispetto della dignità della persona umana e la cura del creato". Ai delegati della World Conference of Religions for Peace in tal senso Francescso ricorda quindi i tanti buoni esempi nel mondo della forza di cooperazione interreligiosa contro i conflitti e per uno sviluppo sostenibile, invitando tutti  a "proseguire su questa strada confidando in Dio e nella buona volontà umana".   (Da Radio Vaticana)...
  4. Papa a udienza generale: quando arriva morte, Gesù ci prende per mano
    di Giada Aquilino Di fronte alla morte, una realtà che la nostra civiltà moderna “tende sempre più a cancellare”, dobbiamo comprendere che “per chi crede” essa è una “porta che si spalanca completamente”. Per chi dubita, invece, è uno “spiraglio di luce” che filtra da un uscio non chiuso “del tutto”. Comunque, per tutti, “sarà una grazia, quando questa luce ci illuminerà”. Così Papa Francesco all’udienza generale, dedicando ancora una volta la catechesi alla speranza cristiana e soffermandosi in particolare sul tema: “ Beati i morti che muoiono nel Signore ”. Parlando a braccio, invita i presenti in Piazza San Pietro e tutti noi a pensare al momento della morte: “Ognuno di noi pensi alla propria morte e si immagini quel momento che - spiega - avverrà, quando Gesù ci prenderà per mano e ci dirà: “Vieni, vieni con me, alzati”. Lì finirà la speranza e sarà la realtà, la realtà della vita . Pensate bene: Gesù stesso verrà a ognuno di noi e ci prenderà per mano, con la sua tenerezza, la sua mitezza, il suo amore. E ognuno ripeta nel suo cuore la parola di Gesù: “Alzati, vieni. Alzati, vieni. Alzati, risorgi!”. Spesso, riflette il Pontefice, quando la morte arriva “ci troviamo impreparati , privi anche di un ‘alfabeto’ adatto per abbozzare parole di senso intorno al suo mistero, che comunque rimane”. Eppure l’uomo è nato con il culto dei morti, con tale “enigma”. Alcune civiltà, “prima della nostra”, hanno avuto il coraggio - riflette il Papa - di guardare la morte “in faccia”, un avvenimento raccontato “ dai vecchi alle nuove generazioni ”, come realtà ineludibile che “obbligava l’uomo a vivere per qualcosa di assoluto”. Perché “contare i propri giorni” - che scorrono via “veloci” - fa sì che il cuore divenga “saggio”. Il Papa racconta di aver ascoltato “tante volte” gli anziani dire: “La vita mi è passata come un soffio”. “La morte - aggiunge - mette a nudo la nostra vita. Ci fa scoprire che i nostri atti di orgoglio, di ira e di odio erano vanità: pura vanità. Ci accorgiamo con rammarico di non aver amato abbastanza e di non aver cercato ciò che era essenziale. E, al contrario, vediamo quello che di veramente buono abbiamo seminato : gli affetti per i quali ci siamo sacrificati, e che ora ci tengono la mano”. Gesù ha illuminato il “mistero della nostra morte”, prosegue Francesco citando il turbamento di Cristo davanti alla tomba dell’amico Lazzaro: “pianse per il suo amico”. Allora pregò il Padre, “sorgente della vita”, e ordinò a Lazzaro di uscire dal sepolcro. E così avvenne. La speranza cristiana , osserva il Pontefice, “attinge” da questo atteggiamento che Gesù assume contro la morte umana: “se essa è presente nella creazione, essa è però uno sfregio che deturpa il disegno di amore di Dio, e il Salvatore vuole guarircene”. Quindi cita il racconto evangelico di un padre, Giairo, che ha la figlia molto malata, e si rivolge con fede a Gesù perché la salvi. E, riflette Francesco, “ non c’è figura più commovente di quella di un padre o di una madre con un figlio malato ”. Di fronte alla morte della piccola, Gesù esorta il padre a non temere ma avere fede: “Gesù - sottolinea - sa che quell’uomo è tentato di reagire con rabbia e disperazione, perché è morta la bambina, e gli raccomanda di custodire la piccola fiamma che è accesa nel suo cuore: fede. ‘Non temere, soltanto abbi fede’. ‘Non avere paura, continua solo a tenere accesa quella fiamma ’. E poi, arrivati a casa, risveglierà la bambina dalla morte e la restituirà viva ai suoi cari”. Gesù ci mette su questo ‘crinale’ della fede. Ogni volta che la morte viene a “strappare il tessuto della vita e degli affetti”, come a Marta, la sorella di Lazzaro che piange per la morte del fratello, Gesù è una certezza: “Tutta la nostra esistenza - mette in evidenza - si gioca qui, tra il versante della fede e il precipizio della paura. ‘Io non sono la morte, dice Gesù, io sono la risurrezione e la vita, credi tu questo?, credi tu questo’? Noi, che oggi siamo qui in Piazza, crediamo questo? Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Però, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede! Gesù ci prenderà per mano, come prese per mano la figlia di Giairo, e ripeterà ancora una volta: ‘Talità kum’, ‘Fanciulla, alzati’. Lo dirà a noi, a ciascuno di noi: ‘ Rialzati, risorgi ’”. Nei saluti finali, anche in lingua neerlandese , il Papa ricorda per i pellegrini della Polonia che oggi nella loro patria si celebra la festa degli operatori sanitari, pregando per “tutti quelli che si prendono cura delle persone inferme con dedizione e spirito di sacrificio”: nel servizio che svolgono, auspica, non vengano “mai” a mancare “le forze, i buoni risultati e la gioia”. Per i fedeli italiani, il Pontefice - dopo aver salutato tra gli altri i nonni e l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti presenti in piazza - sottolinea l’odierna festa di San Luca, evangelista e medico, esortando i giovani “a scelte coraggiose di solidarietà e tenerezza”. Ascolta e scarica il servizio con le parole del Papa: (Da Radio Vaticana)...
  5. Papa Francesco deplora l'attentato in Somalia e prega per la pace
    All'Udienza generale di oggi Papa Francesco ha rivolto un forte appello per la pace in Somalia dove qualche giorno fa è stato compiuto un sanguinoso attentato che ha causato 300 morti tra cui alcuni bambini Desidero esprimere il mio dolore per la strage avvenuta qualche giorno fa a Mogadiscio, Somalia, che ha causato oltre trecento morti, tra cui alcuni bambini. Questo atto terroristico merita la più ferma deplorazione, anche perché si accanisce su una popolazione già tanto provata. Prego per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia. Imploro la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata (Da Radio Vaticana)...

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