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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

 

IIIª Domenica di Avvento “Anno B”

 

Cel. “O Dio, Padre degli umili e dei poveri,

che chiami tutti gli uomini

a condividere la pace e la gioia del tuo regno,

mostraci la tua benevolenza

e donaci un cuore puro e generoso,

per preparare la via al Salvatore che viene.” (Colletta)

 

 

 

G. L'Avvento è il tempo della gioia spirituale durante il quale si cammina con lo sguardo rivolto in avanti, il tempo del risveglio che favorisce l'apertura del cuore a Cristo che viene. Ci sono ostacoli che non permettono di accogliere il Signore: l'egoismo, il non sapere gioire per le piccole cose quotidiane, la distrazione e la superficialità, la mancata disponibilità all'accoglienza, la sfiducia e i pregiudizi, la poca gratuità. Nell'affidarsi e nell'abbandonarsi a Dio Padre nascono la serenità, la gioia e la pace del cuore. Ciò che i cristiani sanno dare al mondo non si misura con il metro dell'efficacia delle organizzazioni, ma in base a uno stile di vita nuovo che infonde speranza, elargisce gioia e estromette la tristezza.

 

Canto al Vangelo (Is 61,1)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.”

T.  Alleluia.

Dal Vangelo di Giovanni: (Gv 1,6-8.19-28 )

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. La gioia piena nasce nell’incontro con il Signore e il testimone è proprio al servizio di questo incontro. È una voce che dà fiato a una parola. È una lampada che sorregge una luce. È un dito che indica la sorgente della gioia. Forse immaginiamo il Battista un po’ austero e anche un po’ cupo, ma comunque rimane sempre una persona al servizio della gioia, che prepara la strada per incontrare la sorgente della gioia. Il testimone della gioia è colui che si rallegra nel compiacersi di aver reso gioioso qualcun altro.

«La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Evangelii Gaudium, n.1).

 

Tutti

 

Lc 1: La mia anima esulta nel mio Dio.

 

L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.   

 

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.    

 

Ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia.

 

Pausa di Silenzio

 

1L. Il Vangelo che abbiamo letto ha messo in evidenza la resistenza degli uomini alla novità di Dio. Giovanni Battista è il profeta di questa novità. Egli chiede un serio cambiamento di vita e annuncia una novità ancora più radicale: la venuta di Gesù e la forza dello Spirito.

 

2L. Giovanni si definisce «una voce che grida nel deserto». La voce in apparenza è una realtà fragile, ma ha un'enorme forza morale, perché può entrare nelle coscienze e rompere equilibri cristallizzati.

 

1L. Di fronte a questo testimone della verità la cultura ufficiale reagisce e si difende, vuole una dichiarazione di identità da parte di Giovanni. È una costante pretesa della società nei confronti di chiunque non si identifichi con i ruoli autorizzati.

 

2L. «Chi sei tu? Che titolo hai per parlare così? Per chiedere un cambiamento di vita? Sei forse il Messia?».

 

1L. Giovanni lo nega, escludendo così l'ipotesi più allarmante per i responsabili dell'ordine pubblico.

 

2L. La nascita di Gesù, invece, realizza proprio questa ipotesi più allarmante, non solo per i responsabili dell'ordine pubblico, ma per ognuno di noi, perché il bambino che nasce a Betlemme chiede a tutti noi un radicale cambiamento di vita come condizione necessaria per un futuro più umano e fraterno del nostro mondo.

 

1L. Non ci chiede gesti clamorosi, «divini», ma ci chiede di imparare a farci uomini ispirandoci ai gesti umanissimi del figlio che ci ha donato.

 

2L. Ma gli uomini dell'apparato hanno paura anche del profeta: «Sei forse il profeta?». Ritengono superato il tempo della profezia. Si affiliano ormai alla legge e ai cavilli giuridici degli interpreti autorizzati.

 

1L. Gli uomini dell'istituzione giudaica, come del resto avviene ancora oggi, non hanno mai amato i profeti autentici, severi contestatori dei loro abusi.

 

2L. Per neutralizzarli, gli uomini dell'apparato si sono sempre circondati di gente servile, abile nel giustificare l'ordine esistente. Mentre il profeta denuncia l'ingiustizia, i burocrati assicurano che «tutto va bene» e che non c'è bisogno di cambiare nulla.

 

1L. Allora comprendiamo dov'è la novità del profeta, la novità del Vangelo: è nel contestare questa zona di soddisfatto legalismo, di pigro conformismo, che mortifica la vita, per raggiungere le esigenze serie del progetto di Dio, e dunque la verità dell'uomo. La fede ci invita al rischio di questa ricerca.

 

2L. Il cristiano sa che questa ricerca incontra enormi difficoltà, ma è l'unica che porta alla liberazione dell'uomo. La parola di Gesù è così nuova che solo un cuore grande può capirla e accettarla, vincendo la paura che il contesto sociale riesce a incutere.

 

1L. Come vincere questa paura? Paolo traccia un impegnativo cammino di liberazione. Scrive: «Pregate incessantemente», cioè cercate sempre di cogliere le intenzioni di Dio sulla vostra vita. Non stancatevi di cercare la verità. Questo è il senso autentico della preghiera.

 

2L. «Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono».

 

1L. È ciò che noi chiamiamo «discernimento». Ed è il momento più impegnativo della nostra vita di credenti, per sottrarla alla fragilità delle emozioni e al ricatto di un'informazione manipolata. È anche il segno di una grande maturità umana.

 

2L. Discernere è sforzarsi di capire ciò che Dio ci chiede oggi nella vita sociale, per favorire quei processi che aiutano la crescita dell'uomo e smascherare quelle realtà e quei processi culturali che la ostacolano.

 

1L. Oggi è più che mai necessario, in un'epoca di rapidi cambiamenti, in una società complessa, di fronte all'ambiguità di molte situazioni legate al sorgere di sempre nuovi problemi scientifici e sociali.

 

2L. Si nota un allontanamento progressivo dei singoli dall'orizzonte complessivo dei valori cristiani e l'emergere di giudizi sempre più soggettivi.

 

1L. Di fronte a questo fenomeno è urgente riscoprire criteri di valutazione ispirati alla solidità della rivelazione evangelica. Questa riscoperta richiede una grande disponibilità interiore e un reale distacco dai nostri schemi e dai nostri interessi personali.

 

2L. Il futuro di Dio «è già iniziato in mezzo a noi», ma la nostra ansia di benessere e le nostre preoccupazioni personali non lo sanno riconoscere. Chi ci può guidare a questa scoperta?

 

1L. Tutti coloro che fanno fatica nella società esistente: i bambini, i giovani, nonostante i loro errori, i poveri, le vittime dell'ingiustizia, gli anticonformisti e i conformisti delusi. Diventa decisivo saper ascoltare le loro difficoltà, le loro delusioni, le loro domande, le loro proteste.

 

2L. Non possiamo giudicarli secondo i nostri schemi codificati, ma piuttosto sentirci responsabili della novità reclamata dalle loro esperienze difficili.

 

1L. È una grande responsabilità, perché chi spegne lo Spirito, chi fa tacere queste provocazioni, impedisce la crescita ordinata del nostro contesto sociale e prepara la disperazione di domani, forse la violenza.

 

2L. Se noi identifichiamo troppo facilmente il nostro ordine così precario, la nostra giustizia così povera, con l'ordine voluto da Dio, c'è il pericolo che la collera degli emarginati prenda domani il posto della profezia e che invece della novità cristiana riesca vincente la nostra versione.

Questo ci aiuta a capire l'importanza del discernimento.

 

1L. Quello che non facciamo nei tempi, nei modi, nelle misure volute da Dio potrebbe farlo, in ritardo, la ribellione delle masse, a prezzo di una grande sofferenza. La nostra vita di fede non può più accontentarsi di schemi tradizionali ormai inadeguati, di qualche povero gesto di osservanza religiosa.

 

2L. Ha bisogno di misurarsi su ciò che avviene nella realtà di oggi, ha bisogno di una continua lettura dei cambiamenti in atto, ricordando che la verità delle cose non coincide con le nostre convinzioni personali e i nostri progetti, ma si offre, abitualmente, fuori dei nostri schemi e va continuamente cercata decodificando i segnali e i messaggi che ci vengono dalla realtà.

 

1L. E le cose che non ci piacciono ci offrono spesso gli stimoli più forti per una giustizia più grande.

 

2L. Senza questa capacità di rimetterci continuamente in questione, di discernere, noi possiamo contribuire alla confusione e alla disperazione collettiva, invece di alimentare la speranza come forza creativa della storia, tradendo, così, la nostra vocazione di credenti e di uomini.

 

Tutti

 

Sei tu, Gesù, la luce del mondo:

tu illumini la nostra storia

e ci fai intravedere un compimento,

tu diradi le tenebre che ci gettano nella paura

e nel disorientamento,

tu rischiari le zone oscure della nostra esistenza

e ci strappi al potere del male.

Sei tu, Gesù, la luce del mondo:

nessuno può illudersi di prendere il tuo posto.

A ognuno di noi spetta, invece,

il ruolo di Giovanni il Battista:

riconoscere con semplicità

di essere solo dei testimoni, umili e felici,

disponibili e pronti.

Così chi cerca la luce potrà rallegrarsi

delle indicazioni che saremo in grado di fornirgli.

Chi desidera vedere il volto di Dio

affretterà il suo passo

sulla strada che anche noi stiamo percorrendo.

Sei tu, Gesù, la luce del mondo,

e per noi è bello vedere la vita

con i tuoi occhi limpidi,

leggere la storia con il tuo sguardo profondo,

attraversare le zone impervie

e anche i passaggi dolorosi

potendo contare sulla tua presenza.

Sei tu, Gesù, la luce del mondo,

e ad ognuno tu affidi un raggio della tua bontà,

della tua grazia e della tua gloria.

 

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

3L. «Rendete dritta la via del Signore», preparatevi al suo arrivo. Terzo verbo per arrivare all'incontro. Il primo era aspettate, il secondo affrettatevi. Ora, preparatevi.

 

4L. Se viene a casa mia una persona a cui tengo, faccio di tutto per fare bella figura; se viene colui che amo, penserò ad ogni dettaglio per renderlo felice e la mia gioia sarà inaudita quando «lo vedrò a faccia a faccia».

 

3L. L'inquietudine piacevole che precede l'incontro organizza il tempo dell'attesa, rendendo colui che aspetta, senza che se ne accorga, ricco della presenza dell'atteso.

 

4L. La felicità sarà immensa all'arrivo, suoneranno le campane della festa; nel frattempo, mentre si avvicina il tempo del riscatto, la casa, già addobbata, è inebriata dai profumi del banchetto nuziale.

 

3L. Se lo sposo sta per venire, se colui che attendo è Signore della pace, non può essere accolto dai rumori della guerra. Mi preparo e organizzo i sentieri del dialogo.

 

4L. Se amo la giustizia, è necessario, allora, raddrizzare la via scoscesa dell'egoismo umano: l'attesa è tempo in cui il lieto annunzio del suo arrivo cala chi lo aspetta nella mischia della vita, perché i ciechi vedano, gli zoppi camminino.

 

3L. Il tempo dell'attesa è insieme tempo di speranza e lotta di liberazione.

 

4L. Non solo i riti, non le sole parole, ma la giustizia è segno che davvero lo sposo è atteso. La comunità dei credenti è il luogo dove si pratica la speranza: «Vieni, Signore Gesù», questa la preghiera.

 

3L. «Astenersi da ogni specie di male»  è la condizione perché la Parola in noi non resti vana. Mettersi l'abito della festa è la premessa per prendere parte al banchetto.

 

4L. E allora, «fratelli, siate sempre lieti», nonostante le difficoltà, nonostante il dolore dell'ora presente. La certezza dell'incontro rende felici e provoca l'edificazione di un mondo migliore. Giovanni, il precursore, ha fatto la sua parte.

 

3L. Martin Luther King sosteneva che i cristiani dovrebbero essere termostato nel mondo e non termometro. Sgridare il mondo non serve a riscaldarlo, bisogna invece avere energia di speranza per infiammarlo e vincere la violenza del sopruso con la violenza dell'amore.

 

4L. Prepariamoci! Il Natale sta per arrivare: «Conserviamoci irreprensibili per la venuta del Signore».

 

3L. Portare il fuoco del suo amore nel cuore della nostra famiglia, della nostra società, là dove siamo chiamati a testimoniare ciò in cui crediamo, questa è la nostra attesa.

 

4L. «Fasciare le piaghe dei cuori spezzati», annunciare che presto i prigionieri saranno scarcerati, è sentirsi avvolti dal mantello della giustizia.

 

3L. Il Signore ci ha cambiato la vita, «ci ha rivestiti delle vesti della salvezza», non possiamo che avere sulle labbra e nel cuore l'ottimismo per l'incontro che muterà le sorti della storia: le tenebre in luce, il dolore in gioia, la morte in vita.

 

4L. Speranza che diventa invocazione: «Ti aspetto Signore, sono pronto, non tardare». Esulta il mio spirito e, nel tempo del passaggio, sogno il definitivo approdo e canto con la Madre la gioia:

 

3L. «L'anima mia magnifica il Signore».

 

4L. Tu sei guida, sei forza e mentre dentro di me si libera il Maràna tha, vieni, Signore Gesù, avverto costante l'eco della tua voce che mi chiede:

 

3L.  «Sei pronto? Io arrivo, all'improvviso, come un ladro di notte. Trovarti ad aspettarmi è la salvezza».

 

4L. Natale è vicino: il Bambino sta per nascere, chiede una culla per essere accolto. A chi la preparerà sarà dato il potere di essere chiamato Figlio di Dio.

 

Tutti

 

Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre,

noi sappiamo qual è la luce

che tu hai portato a tutti gli abitanti della terra:

è la luce del tuo amore!

Tu hai perdonato le offese,

hai ridato la gioia a chi aveva perso la speranza,

hai accolto vicino a te

quelli che erano rifiutati e guardati con disprezzo,

hai dato da mangiare a quelli che avevano fame...

Insieme con te, Signore Gesù,

voglio portare anch'io un po' di luce,

un po' d'amore, perché tutti siano felici!

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Il Battista ci insegna, Gesù, a prendere coscienza delle nostre possibilità e dei nostri limiti, a riconoscere senza mezzi termini che solo tu sei la Luce, la luce vera che illumina tutti coloro che la cercano. Sì, questa verità ci aiuta a partire col piede giusto, a non prendere clamorosi abbagli, a dare alla nostra esistenza, alla nostra missione, al nostro ruolo, le giuste proporzioni. Abbandonata ogni pretesa e ogni arroganza di sostituirci a te, di prendere il tuo posto, ci è possibile sperimentare una leggerezza impensata. Sbarazzati di inutili fardelli, possiamo aprirci all’azione dello Spirito e diventare anche noi, come Giovanni il Battista, testimoni autentici della luce. Non preoccupati di apparire, di essere sul palco, sotto la luce dei riflettori, ma paghi di costituire un riverbero della tua luce, della tua bontà. È questa, in fondo, la sorgente di quella gioia a cui oggi tutti veniamo invitati, una gioia che non coincide con l’assenza di problemi, ma con la certezza di essere da te rischiarati.

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

O Dio, che nel mistero eucaristico ci hai dato il pane vero disceso dal cielo, fa' che viviamo sempre in te con la forza di questo cibo spirituale e nell'ultimo giorno risorgiamo gloriosi alla vita eterna.

Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

 

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