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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 

 

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XXIIIª Domenica del T.o. “Anno C”

 

Cel. “O Dio, tu sai come a stento ci raffiguriamo

le cose terrestri, e con quale maggiore fatica

possiamo rintracciare quelle del cielo;

donaci la sapienza del tuo Spirito,

perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio.”(Colletta)

 

 

 

G. Voler essere discepoli del Cristo significa avere scelto e deciso di seguirlo, significa avere scelto Cristo come unico punto di riferimento della e nella nostra vita. Lo seguiamo perché lo amiamo e perché abbiamo fondato su di lui, e solo su di lui, il nostro progetto di vita. Vivremo, nonostante tutto, infedeltà ed errori quotidiani, ma non saranno questi a troncare la nostra sequela se sapremo accettarli e viverli come limite e quindi come parte della croce che ogni giorno ci è chiesto di portare. Una croce fatta di grandi e piccole sofferenze e miserie, ma è proprio l’adesione alla “nostra” croce la via per divenire e rimanere suoi discepoli. La Chiesa, oggi e sempre, è costruita da chi ha il coraggio di affidarsi soltanto a Dio e seguire Gesù con totale abbandono e senza nessun compromesso.

 

Canto al Vangelo (Mt 11,29)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo e insegnami i tuoi  decreti.”

T.  Alleluia.

 Dal Vangelo secondo Luca: (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. Se nel Vangelo, come nel brano odierno, Gesù moltiplica gli appelli alla rinuncia, se invita a portare la propria croce e a seguirlo, non è per far evadere l’uomo dal mondo, ma piuttosto per promuovere l’assunzione e la fedeltà alla condizione umana fino in fondo. Mentre l’uomo peccatore tenta di realizzare la felicità cercando di evitare tutto ciò che fa soffrire e tenta di mettere tra parentesi la morte, puntando unicamente su ciò che può offrire la vita presente, il cristiano è invitato dalla fede a guardare in faccia questa vita col massimo realismo. Attraverso la sofferenza ed anche la morte egli dà il suo apporto insostituibile alla riuscita della avventura umana. Se gli capita di conoscere la tristezza mentre il mondo gioisce, in realtà la sua tristezza è fecondità di vita. Egli sa che la morte è la via alla vita. Ma un tale progetto riesce soltanto nel seguire Gesù sotto l’impulso del suo Spirito.

 

Tutti

 

Dal Salmo 89:Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione

                        in generazione.

 

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

 

Pausa di Silenzio

 

Nel Vangelo di oggi, Gesù definisce la volontà di Dio in un modo che per noi è molto sconcertante. Questa non è l'unica volta in cui Gesù si esprime in questo modo.

 

Ad esempio, mentre in un brano del Vangelo egli dice di essere venuto a dare la pace, in un altro brano dice di non essere venuto a portare la pace, ma la divisione.

 

Nel Vangelo Gesù insiste tanto sull'amore, ci dà il comandamento dell'amore; ma nel brano che abbiamo letto oggi parla di “odio”:

 

Cel. «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».

 

Sembra una contraddizione. Gesù esprime qui un'esigenza tremenda: odiare tutte le persone della famiglia. Come può dire questo?

 

Se leggiamo il brano parallelo del Vangelo di Matteo, vediamo che l'espressione usata in esso da Gesù è meno forte, meno radicale. Egli dice:

 

Cel. «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me».

 

Quindi, non si tratta più di odio, ma di un «amare di più», di un diverso grado nell'affetto.

 

Gesù pretende un affetto superiore a tutti gli altri affetti.

 

I nostri affetti naturali sono tutti compromessi dall’egoismo, dalla ricerca della nostra soddisfazione; non sono affetti spirituali, completamente generosi.

 

Gesù ci chiede di togliere dal nostro cuore tutti gli affetti naturali che sono limitati, imperfetti, per accogliere l'amore divino che è perfetto, purissimo.

 

Allora questo amore divino metterà nel nostro cuore affetti nuovi per il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli...

 

II fatto che Gesù parla di odiare non soltanto le altre persone ma la propria stessa vita  mostra che si tratta di eliminare dal nostro cuore tutti gli affetti che hanno qualcosa di egoistico.

 

L'amore per la nostra vita è un amore interessato, Gesù ci chiede di rinunciare ad esso, per accogliere il suo amore, che è completamente disinteressato, quanto mai generoso.

 

Gesù deve mostrarsi così esigente, proprio per poter dare se stesso a noi. Se si accontentasse di un affetto limitato da parte nostra, allora non potrebbe dare se stesso a noi.

 

In effetti, egli non è un amico tra gli altri, ma è il Figlio di Dio, che richiede tutta la nostra persona, la nostra adesione a lui nella fede, nella speranza e nell'amore in maniera perfetta.

 

Dobbiamo accogliere Gesù come accogliamo Dio stesso.

 

Il primo comandamento è quello di «amare Dio con tutto il cuore con tutta l'anima e con tutta la mente». Quindi, in un certo senso, Dio vuole da noi tutto e non lascia posto per nessun altro.

 

Questo è un aspetto importante per la nostra vita: dobbiamo sempre aprirci a questo amore fortissimo, totale, molto esigente.

 

Dobbiamo accogliere nella nostra vita Dio come Dio, accogliere Gesù come Figlio di Dio, che ha diritto a essere amato con tutta la nostra persona, con tutta la nostra forza e con tutta la nostra capacità di affetto.

 

Se accogliamo Gesù in questo modo e portiamo la nostra croce, allora Dio ci renderà partecipi del suo amore per tutte le persone.

 

Dio infatti ama nostro padre, nostra madre, i nostri fratelli e le nostre sorelle...

 

Se siamo uniti a lui nell'amore, allora con lui saremo pieni di amore per gli altri: un amore purificato, disinteressato, generoso.

 

Questa è la prospettiva del Vangelo, la quale non è facile da capire, per­ché, «quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?».

 

In un certo senso, Dio vuole tutto; ma, in un altro senso, egli dona tutto.

 

Facciamo difficoltà a capire. Perciò dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di guidarci, per farci crescere nell'amore.

 

Tutti

 

Oh, se si ripetesse nella famiglia cristiana di questi giorni

quello che sappiamo essere avvenuto a Gerusalemme tra gli Apostoli, dopo l’ascensione di Cristo al cielo, quando tutta la Chiesa,

nata da poco, in assoluta concordia di animi si unì a Pietro,

Pastore degli agnelli e delle pecore, e pregò con lui e per lui!

E si degni l’adorabile Spirito di Dio,

accondiscendendo alle aspettative di tutti, di accogliere questa supplica, che ogni giorno gli viene rivolta da ogni parte della terra:

"Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi,

quasi come con una nuova Pentecoste,

e concedi alla Santa Chiesa che,

perseverando concordemente e assiduamente con Maria,

la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro,

estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia,

regno di amore e di pace. Amen"(Humanae Salutis,23)

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

Nella seconda parte del Vangelo Gesù parla della necessità di riflettere prima di prendere una decisione importante, e porta due esempi.

 

Il primo esempio è quello di un uomo che vuole costruire una torre: prima deve sedersi a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento; altrimenti corre il rischio di essere preso in giro, se comincerà a costruire la torre, ma poi non la porterà a termine.

 

Il secondo esempio è quello di un re che parte in guerra contro un altro re, suo nemico: anche lui deve riflettere bene prima d'intraprendere un'impresa del genere; altrimenti, se pensa di non potercela fare, deve mandare all'altro re una proposta per la pace.

 

Gesù ci dice che chi vuol seguirlo deve riflettere bene, deve capire qual è la condizione per essere suo discepolo.

 

Qual è questa condizione? Che cosa si deve dare per essere discepoli di Gesù? Bisogna dare una parte dei propri averi? Una grande parte di essi? L'esigenza di Gesù è molto più radicale:

 

Cel. «Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

 

Di nuovo Gesù qui si mostra molto esigente: richiede una rinuncia totale, una rinuncia a tutti i propri averi; altrimenti non si può essere suoi discepoli.

 

Questo non significa che, per essere discepolo di Gesù, ogni cristiano deve vendere tutto quello che ha e darlo ai poveri;

 

Ma vuol dire che ogni cristiano ha il dovere di distaccarsi profondamente da ogni cupidigia, da ogni attaccamento alle ricchezze materiali, ai beni di qualsiasi genere.

 

Il cristiano deve accettare che il suo cuore non sia occupato da queste cose. Deve mettere veramente Gesù al centro del proprio cuore. Deve dargli tutto il posto. Dev'essere sempre desideroso di fare la volontà di Gesù, che è una volontà di amore.

 

Altrimenti, se il suo cuore è diviso, egli non può essere veramente discepolo di Gesù.

 

Dobbiamo chiedere al Signore la forza di andare avanti in questa direzione, di non accettare la divisione del nostro cuore. Esso dev'essere offerto completamente a Gesù, perché possiamo essere uniti a lui in maniera autentica.

 

Allora saremo suoi discepoli, e riceveremo da lui tutta la forza del suo amore, che trasformerà la nostra vita, infondendo in essa la pace e la gioia, e quindi la vera felicità.

 

Tutti

 

La fede è come una miniera

da scavare con le proprie mani per trovare

la lucentezza del tesoro che vi è nascosto.

Credere in te, Signore,

non è avere risposte già confezionate.

Credere in te è porsi davanti alla tua Parola

per accoglierla nel cuore e lasciarla lievitare

accettando le sue imprevedibili risposte.

Credere in te è sentirsi ogni giorno

all’inizio di un cammino nuovo.

Credere in te è aver coscienza

di essere una piccola goccia

che, per non restare rapita dal sole,

è inquieta fino a che non è discesa

nella corrente del fiume.

Credere in te non è dormire su due guanciali,

ma un arrampicarsi su faticosi sentieri

alla scoperta di orizzonti sempre più vasti.

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Diventare tuoi discepoli, Gesù, è una scelta costosa e tu ci metti davanti al prezzo da pagare. La decisione che affrontiamo esige infatti un cambiamento, una conversione profonda. Seguirti, infatti, vuol dire percorrere la tua stessa strada, investire energie e risorse nel tuo progetto, accettare le sofferenze inevitabili a cui si va incontro se si intende vivere secondo il Vangelo. Tu ci avverti che le prove non mancano e prima dovremo fare i conti con passaggi dolorosi, con distacchi laceranti. Tu, infatti, non vuoi figurare come la ruota di scorta, come la scelta di ripiego. Tu non ti accontenti di uno spicchio della nostra esistenza, di un frammento delle nostre possibilità. Tu esigi la totalità del cuore, un amore incondizionato più forte di qualsiasi legame di sangue, più tenace di ogni amicizia, più solido di qualsiasi altro interesse. Ma è anche vero che quanto offri ha un valore superiore a qualsiasi bene: una gioia e una pienezza da vivere per l’eternità.

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

Guarda, o Padre, al tuo popolo, che professa la sua fede in Gesù Cristo,
nato da Maria Vergine, crocifisso e risorto, presente in questo santo sacramento e fa' che attinga da questa sorgente di ogni grazia
frutti di salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

 

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

 

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