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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi


Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XXIIª Domenica del T. o. “Anno A”

 

 

Cel. “Rinnovaci con il tuo Spirito di verità, o Padre,

perché non ci lasciamo deviare

dalle seduzioni del mondo,

ma come veri discepoli,

convocati dalla tua parola,

sappiamo discernere ciò che è buono e a te gradito,

per portare ogni giorno la croce

sulle orme di Cristo, nostra speranza”.(Colletta)

G. Il ministero profetico, soprattutto, non è una vocazione alla tranquillità: è scomodo e scomodante. Il Profeta Geremia vorrebbe sottrarsi all’ingrato compito; ma la parola di Dio gli brucia dentro con tale urgenza che non può contenerla. La sua anima è terreno di battaglia dove si scontrano potenze difficilmente conciliabili fra loro: Dio, il mondo, la ricerca di se stesso. Al profeta non rimane che una possibilità: lasciarsi sedurre dal suo Signore. Diverso è l’atteggiamento di Gesù. Per lui la sofferenza, la passione e la morte non solo non sono uno scandalo, ma sono in certo qual modo una conseguenza della situazione di peccato dell’uomo. La morte è la «sua ora» che si avvicina. E’ necessario che egli si rechi a Gerusalemme e soffra molto da parte degli anziani e dei sommi sacerdoti.

 

Canto al Vangelo (Ef 1,17-18)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.”.

T.  Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 16, 21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore.

Pausa di Silenzio

 

G. Nelle parole di Gesù la sofferenza e la morte non sono semplici previsioni di un fatto, fondate sulle circostanze, ma qualcosa che «deve» venire, un momento specifico e determinante già prefigurato e preannunciato dai profeti nel piano salvifico di Dio. Con queste affermazioni Gesù si stacca completamente dalle comuni concezioni messianiche del suo tempo, condivise anche dai suoi discepoli. Non è un messia politico, ma neppure un semplice profeta, bensì colui che è mandato a dare la sua vita. E’ sintomatico come reagisce Pietro a questa rivelazione di Gesù: lui che, ammaestrato dal Padre, aveva confessato la missione messianica e la figliolanza divina di Cristo, ora, con incoerenza tipicamente umana, rifiuta con decisione l’immagine di un messia sofferente, di un servo crocifisso.

 

 

Dal Salmo 62:Rit.Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

 

O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua. Rit.

 

Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.Rit.

 

Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.Rit.         

 

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:

la tua destra mi sostiene.  Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

Il Vangelo che abbiamo letto presuppone quello di domenica scorsa. Ricordiamo la professione di fede di Pietro:

 

«Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente».

 

La pagina di oggi ci aiuta a capire che si può dare una risposta teologicamente esatta senza entrare nel cuore della fede, senza una autentica esperienza di vita cristiana.

 

La risposta di Pietro è teologicamente corretta, ma di fronte alle prospettive di vita indicate da Gesù, la rinuncia e il servizio, la fede di Pietro rivela la sua fragilità, al punto da meritare uno dei più duri rimproveri di tutto il Vangelo:

 

 «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

 

La logica di Pietro, quella della riuscita facile e vincente, si scontra con quella di Gesù, che è votata al servizio anche a costo della sofferenza.

 

Il modo di pensare di Pietro rende difficile la comprensione e l'accettazione del Vangelo.

 

Gesù è molto lontano dalle speranze umane del suo tempo, condivise anche dai suoi discepoli. Forse sono anche le nostre, quando diciamo:

 

«Perché il Signore non mette a posto le cose? Perché non viene incontro al nostro bisogno di giustizia? Perché non sconfigge i cattivi?».

 

Gesù non solo non risponde a queste nostre attese, ma le capovolge! La sofferenza è inseparabile dalla sua vocazione.

 

Di qui l'incomprensione di Pietro. Egli non può accettare che Gesù possa davvero soffrire.

 

In fondo, l'attaccamento a Gesù dei discepoli è ancora guidato da un istinto di potenza. Per loro avere un maestro che può essere sconfitto non è pensabile.

 

Del resto tutti noi istintivamente pretendiamo che chi ci guida non conosca sconfitta. È la mentalità che ci rende omogenei al mondo in cui viviamo.

 

Vivere secondo la fede vuol dire invece liberarci da questa mentalità e assumerci, con piena responsabilità, il peso dell'esistenza nostra e degli altri.

 

La nostra fede non è la garanzia di successo dei nostri progetti, quanto piuttosto un invito a introdurre nel nostro orizzonte di valori un principio diverso: quello dell'amore che si mette al servizio dell'uomo.

 

Un amore capace di avviare un cambiamento radicale nella nostra convivenza.

 

Ciò che rende difficile questa logica è il fatto che i segni dell'efficacia della fede e dell'amore evangelico non sono visibili per chi accetta i criteri correnti.

 

Il credente deve accettare l'apparente debolezza del Vangelo e non scandalizzarsi della sofferenza, perché, meditando l'esperienza umana di Gesù, dovrebbe capire che la sofferenza legata al coraggio di contestare un mondo segnato dal compromesso morale e dall'ingiustizia è la vera grandezza dell'uomo.

 

Gesù parla di una sofferenza necessaria. Per evitare di scandalizzarci, come Pietro, dobbiamo capire bene il senso dell'affermazione di Gesù.

 

Non si tratta di una sofferenza voluta da Dio. Dio non vuole la sofferenza e la morte di Gesù.

 

Dio vuole offrirci un modello nuovo di umanità. E Gesù sceglie la sofferenza per rimanere fedele a questa intenzione di Dio e alla propria vocazione di uomo libero da ogni compromesso con l'ingiustizia del mondo.

 

Nel nostro mondo, dominato da ben altre ambizioni, questa scelta implica inevitabilmente la sofferenza.

 

Solo il compromesso morale può darci l'illusione di poterci salvare dalla sofferenza, ma questo, se avviene, può avvenire solo tradendo la propria coerenza morale e la propria dignità di uomo.

 

Chi sceglie il Vangelo, con il suo progetto di uomo diverso, entra inevitabilmente in questa sofferenza. Non si può essere fedeli alla Parola di Dio senza subire incomprensioni e contraddizioni.

 

Questo è stato il dramma del Profeta Geremia. Il profeta era stato sedotto dalla bellezza del mondo voluto da Dio.

 

Nei momenti di luce, quando anche noi riusciamo a vedere questa bellezza, è inevitabile subirne il fascino, perché è un mondo di giustizia, di solidarietà e di fraternità.

 

Ci seduce, ma, nello stesso tempo, ci fa vedere quanto il nostro mondo reale sia lontano dalle intenzioni di Dio.

 

Geremia vede con lucidità questo pauroso divario, e lo denuncia coraggiosamente. Vede violenza e oppressione dove i benpensanti del tempo vedevano normale tutela dei propri diritti.

 

Vede sfruttamento dove la mentalità del tempo vedeva legalità.

 

La storia si ripete. Il profeta ha un modo diverso di misurare le cose. Il risultato è quello descritto da Geremia:

 

«Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno... La parola del Signore, è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno».

 

Effettivamente non c'è altra alternativa: o un accomodamento, cioè una tranquilla integrazione nel mondo circostante; o la fedeltà alla propria vocazione a prezzo dell'insuccesso umano.

 

La tentazione è forte:

 

«Mi dicevo: non penserò più a Lui, non parlerò più nel suo nome».

 

Ma poi vince il bisogno di fedeltà:

 

«Nel mio cuore c'era un fuoco ardente… mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo».

 

Quando facciamo un'autentica esperienza di fede è difficile spegnerne la forza! Il Signore ci conceda questa irresistibile esperienza.

 

Tutti

 

Signore, nel nostro cammino di fede

aiutaci a non accontentarci mai

di un entusiasmo superficiale

o delle formule del nostro catechismo,

ma ad accettare con coraggio

la persona del tuo Figlio Gesù

e la sua fedeltà al tuo progetto di umanità,

che è il grande insegnamento di tutta la sua vita.

Signore, la forza del pane eucaristico

ci sostenga nel nostro cammino

e ci aiuti a far prevalere in noi

non la tendenza di pensare sempre a noi stessi,

con l'istinto della migliore riuscita,

ma il coraggio di mettere la nostra vita

a disposizione degli altri.

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

«Chi vuol salvare la propria vita, la perderà». Gesù usa parole dure per spiegare il senso della sequela.

 

La sua è una proposta che assicura la gioia di una vita nuova, che può iniziare già adesso se, lasciandoci sedurre dal Signore, siamo capaci di un rinnovamento interiore.

 

È una proposta che implica una scelta decisiva: pensare secondo Dio e trovare la vita vera o secondo gli uomini e guadagnare il mondo intero.

 

Certo è una scelta difficile e perfino Pietro, che aveva riconosciuto nel Cristo il «Figlio del Dio vivente», si lascia tentare dalla mentalità del mondo e rimprovera Gesù, pronto a essere arrestato e ucciso per la nostra salvezza, consigliandogli di lasciar perdere la sua missione e salvare il salvabile.

 

Un consiglio dato forse in buona fede, da amico, come uno dei tanti consigli che spesso diamo ai nostri ragazzi per aprir loro la strada dell'affermazione sociale, anche a costo di tradire ogni principio etico ed essere motivo di scandalo agli occhi di Dio.

 

La sequela di Cristo non ammette compromessi, perché l'unica alternativa alla verità è la menzogna e per amore della verità bisogna essere disposti anche a soffrire:

 

 «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

 

In questo mondo, dove i valori veri vengono sacrificati sull'altare del benessere materiale, per seguire Cristo bisogna prendere la croce dell'onestà in tempo di corruzione, della solidarietà in tempo di individualismo, anche a discapito dei nostri interessi e correre il rischio di essere emarginati.

 

Indubbiamente è più facile seguire la mentalità corrente che andare controcorrente, eppure Gesù è stato esplicito:

 

«Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».

 

San Paolo, forte del Vangelo, sapeva provocare il mondo del suo tempo, senza concedere sconti alla verità:

 

«Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare».

 

In difesa della dignità umana, invitava i cristiani a guardare oltre gli orizzonti limitati del mondo materiale.

 

E mai come nel nostro tempo bisognerebbe gridare con forza il suo monito, che oggi risuona come un grido di senso nel silenzio di significati.

 

Chi, alla sequela di Cristo, si sente liberato da ogni morte è chiamato ad andare oltre la realtà legata alla terra.

 

Soprattutto ai più giovani, svuotati della loro coscienza e annebbiati dalle droghe, vittime ignare di una mentalità che li vuole tutti uguali, ingabbiati nella cultura del benessere, bisogna ricordare l'insegnamento di Gesù:

 

«Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?».

 

Tutti

 

Gesù, la tua vita e la tua parola mi hanno sedotto,

conquistato al tuo progetto di vita e azione.

Amarti è quello che ti dico

e quello che voglio con il cuore.

Amarti è lo scopo preminente

della mia esistenza cristiana.

Ma quanto è difficile seguirti,

quanti cambi improvvisi di via,

quanti ritorni ai primi amori...

Tu mi aspetti, pazientemente,

mi guardi con una dolcezza infinita, unica, che conquista.

Ed io mi lascio conquistare dalla tua chiamata, dalla croce

e ti seguo certo che solo l’amore tuo

riempirà il mio cuore, mi darà respiro di vita e sogni...

Il prezzo della coerenza è lo stipendio di chi ti ha scelto.

Mi chiedi fiducia certa in te, senza cercare altre sicurezze.

Mi chiedi salti nel vuoto

e, in fondo, ci sei tu ad aspettarmi.

Tu vinci sempre in generosità.

Donami il coraggio di seguirti e la forza di perseverare

anche remando contro corrente.

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Capita anche a noi, Signore, di metterci senza indugio per le tue vie e di cogliere con chiarezza i contorni del tuo progetto d’amore. Capita anche a noi, Signore, di trovarci immersi nella tua luce e di riuscire a decifrare i percorsi della tua volontà. Ma poi, proprio come ha fatto Pietro, ci montiamo la testa e pretendiamo di metterci davanti a te, di darti consigli, suggerimenti, di costringerti a prendere per buono il nostro modo di vedere, di giudicare, i nostri criteri di efficacia e di successo. Allora, Signore, la tua parola ci raggiunge in modo duro, determinato e ci riconduce alla realtà. Ci obbliga a fare i conti con quello che vorremmo allontanare dalla nostra esistenza: il fallimento della croce, il passaggio inesorabile attraverso la sofferenza, il dolore, la percezione di dover marcire come il seme nel grembo della terra. E tu ci rimetti al nostro posto, ci strappi ad ogni illusione, ad ogni sogno dorato di gloria. Sì, ogni tuo discepolo deve porsi dietro a te, non davanti, come colui che segue i tuoi passi, non come chi traccia il cammino.

 

 

 

 

 

 

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

 

 

 

 

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

VHai dato loro il pane disceso dal cielo.

RChe porta con sé ogni dolcezza.

 

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

 

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.