Italian Chinese (Simplified) Croatian Czech Dutch English Estonian French Georgian German Greek Japanese Polish Portuguese Russian Spanish
Get Adobe Flash player

Il santo del Giorno

Calendario Eventi

Settembre 2016
L M M G V S D
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2

La Liturgia di Oggi

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XXVIª Domenica del T.o. “Anno C”

 

Cel. “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,
mentre non ha nome il ricco epulone;
stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi,
poni fine all’orgia degli spensierati,
e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola,
per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti
e ci accoglierà nel tuo regno.”
(Colletta)

G. Collegandoci con la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, che la Liturgia odierna ci consegna, possiamo chiedere a Dio la grazia della vera giustizia, che significa anche capacità di condivisione con gli oppressi e volontà di non partecipare all’orgia dei dissoluti. Siamo di nuovo posti a confronto con povertà e ricchezza, e nuovamente interpellati dalla Parola di Dio per scegliere quello che è bene nella prospettiva del Regno di Dio. Il richiamo alla condivisione suona anche come invito a costruire una Comunità fraterna, capace di andare oltre tutte le divisioni sociali.

 

Canto al Vangelo (2Cor 8,9)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.”

T.  Alleluia.

 Dal Vangelo secondo Luca: (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. Povertà e ricchezza sono situazioni antiche quanto il mondo. Ma hanno fatto e continuano sempre a fare problema. C’è chi collega povertà e ricchezza alla “fortuna” e al caso. Chi vede nella povertà il segno della incapacità e del disordine morale e nella ricchezza il segno e il premio dell’intelligenza e della virtù. Anche nella Bibbia troviamo una duplice “lettura” della povertà e della ricchezza. Da una parte la povertà è scandalo, mentre nella ricchezza c’è il segno della benedizione di Dio. L’amico di Dio è l’uomo dotato di ogni bene. Il povero è colui nel quale si specchia il disordine del mondo. Però c’è anche tutta una linea profetica che termina nel «guai a voi, ricchi!» di Gesù e che vede nella ricchezza il pericolo più grave di autosufficienza e di allontanamento da Dio e di insensibilità verso il prossimo. E, contrapposto al «guai a voi, ricchi!», c’è il «beati i poveri»: la povertà diventa una specie di zona privilegiata per l’esperienza religiosa. Il povero è il primo destinatario della Buona Novella. La povertà non è più disgrazia o scandalo, ma beatitudine.

 

Tutti

 

Dal Salmo 145:Loda il Signore, anima mia.

 

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

 

Pausa di Silenzio

 

Questa domenica la liturgia ci fa ascoltare una parabola impressionante, in cui troviamo un duplice contrasto, con una situazione capovolta. Il primo contrasto è tra un uomo ricco, che veste riccamente e banchetta lautamente, e un mendicante, che giace alla sua porta coperto di piaghe.

 

Il secondo contrasto è ancora tra questi due personaggi, ma dopo la loro morte: il mendicante si trova nel seno di Abramo, cioè nella gioia celeste; il ricco invece si trova nell'inferno, tra i tormenti.

 

Con questo duplice contrasto Gesù ci mette in guardia contro il nostro egoismo.

 

In un certo senso, possiamo dire che questo uomo ricco non faceva niente di male: banchettava lautamente, e questo non è un peccato. Ma non fare niente di male non basta per una persona che vuol vivere nella fede e nella carità cristiana.

 

Infatti, Gesù nel Vangelo dà come regola non soltanto quella di non fare agli altri ciò che non vorremmo che fosse fatto a noi, ma anche quella di fare agli altri ciò che vorremmo che si facesse a noi.

 

C'è una differenza significativa tra questi due modi di esprimere quella che è stata chiamata «la regola d'oro». La formula più comune è quella negativa, che richiede di astenersi dal nuocere. La formula di Gesù invece è positiva, spinge a fare del bene.

 

Il ricco epulone non metteva in pratica questa formula positiva; ometteva di fare il bene che avrebbe dovuto fare.

 

Il povero Lazzaro «stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla tavola del ricco»; ma quel ricco non se ne preoccupava affatto, lo abbandonava alla sua misera sorte; pensava che non fosse sua responsabilità occuparsi dei poveri.

 

Così si è stabilita tra i due una separazione profonda: non c'era nessuna relazione tra loro; ciascuno viveva separato dall'altro.

 

I cani si mostravano più compassionevoli del ricco: venivano a leccare le piaghe del mendicante, mentre il ricco non faceva assolutamente nulla per lui.

 

Il risultato è che questa separazione, stabilita dalla condotta del ricco durante la sua vita terrena, porta a una separazione analoga dopo la morte.

 

Gesù esprime questa separazione in maniera molto forte.

 

Quando il ricco chiede ad Abramo di avere pietà di lui e di mandare Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e di bagnargli la lingua, perché la fiamma dell'inferno lo tortura, Abramo risponde:

 

«Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di lì possono giungere fino a noi».

 

L'insegnamento di questa parabola per noi è chiaro: non dobbiamo lasciare che si stabilisca una separazione tra noi e i poveri, i nostri fratelli che soffrono e non hanno i mezzi necessari per vivere. Dobbiamo positivamente andare incontro a loro, avere cura di loro, essere preoccupati del loro bene.

 

Sin dalla sua fondazione, la Chiesa ha sempre avuto questa preoc­cupazione e cerca di andare incontro alle necessità dei poveri, e ha sempre spinto gli uomini ad averla anch'essi.

 

Ai nostri tempi ci sono organizzazioni, come la Caritas, che cercano di venire incontro alle necessità dei poveri, dei profughi, della gente bisognosa. I loro membri vanno anche in Paesi lontani, per portare cibo, vestiti, medicinali. Così questa carità stabilisce legami di fratellanza tra i cristiani del posto e la gente di Paesi lontani.

 

Tutti noi cristiani siamo fortemente invitati a partecipare con generosità a queste iniziative.

 

Aver cura dei nostri fratelli che hanno bisogno del nostro aiuto è una cosa essenziale nella nostra vita. Altrimenti, si stabilisce una separazione, che diventa per noi una condanna, come nel caso del ricco epulone.

 

Se non avremo fatto per gli altri ciò che avremmo voluto che si facesse per noi, ci condanneremo da noi stessi.

 

Tutti

 

Oh, se si ripetesse nella famiglia cristiana di questi giorni

quello che sappiamo essere avvenuto a Gerusalemme tra gli Apostoli, dopo l’ascensione di Cristo al cielo, quando tutta la Chiesa,

nata da poco, in assoluta concordia di animi si unì a Pietro,

Pastore degli agnelli e delle pecore, e pregò con lui e per lui!

E si degni l’adorabile Spirito di Dio,

accondiscendendo alle aspettative di tutti, di accogliere questa supplica, che ogni giorno gli viene rivolta da ogni parte della terra:

"Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi,

quasi come con una nuova Pentecoste,

e concedi alla Santa Chiesa che,

perseverando concordemente e assiduamente con Maria,

la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro,

estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia,

regno di amore e di pace. Amen"(Humanae Salutis,23)

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

La conclusione della parabola evangelica mostra quanto sia necessario ascoltare bene la parola di Dio, che spinge verso l'aiuto ai poveri.

 

Dall'inferno il ricco chiede ad Abramo di mandare Lazzaro a casa di suo padre, per ammonire i suoi cinque fratelli, in modo da preservarli dalla stessa sorte di tormenti. Ma Abramo risponde:

 

«Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro».

 

Il ricco allora insiste:

 

«No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si convertiranno».

 

Se vedranno un grande miracolo, si convertiranno, cambieranno atteggiamento, prenderanno la giusta direzione.

 

Ma Abramo risponde:

 

«Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

 

Anche i miracoli più impressionanti non convertono le persone, se esse non sono attente alla parola di Dio.

 

In questo caso i miracoli provocano soltanto un effetto di sorpresa, di ammirazione, come un fatto straordinario, ma non la conversione.

 

Per convertirsi, è necessario ascoltare la parola di Dio, formulata nell'Antico e nel Nuovo Testamento.

 

È necessario ascoltare la parola di Gesù, che chiama alla conversione e, in particolare, questa parabola, nella quale egli con grande forza manifesta la necessità di essere pieni di carità, di respingere il nostro egoismo spontaneo e di avere cura degli altri, soprattutto dei più bisognosi.

 

Tutti

 

Signore, mettici al servizio dei nostri fratelli 
che vivono e muoiono nella povertà 
e nella fame di tutto il mondo. 
Affidali a noi oggi; 
dà loro il pane quotidiano 
insieme al nostro amore 
pieno di comprensione, di pace, di gioia. 
Signore, fa di me uno strumento della tua pace, 
affinché io possa portare 
l'amore dove c'è l'odio, 
lo spirito del perdono dove c'è l'ingiustizia, 
l'armonia dove c'è la discordia, 
la verità dove c'è l'errore, 
la fede dove c'è il dubbio, 
la speranza dove c'è la disperazione, 
la luce dove ci sono ombre, 
e la gioia dove c'è la tristezza. 
Signore, fa' che io cerchi di confortare 
e di non essere confortato, 
di capire, e non di essere capito, 
e di amare e non di essere amato, 
perché dimenticando se stessi ci si ritrova, 
perdonando si viene perdonati 
e morendo ci si risveglia alla vita eterna.

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. L’illusione avrà termine e la realtà sarà dolorosa e senza possibilità di cambiamento. È una minaccia, lo riconosco, Gesù, un avvertimento che lanci senza mezzi termini ad ogni tuo discepolo. Così tu smascheri il pericolo vero che incombe sui ricchi. L’abbondanza in cui nuotano impedisce loro di accorgersi di chi sta male, di chi è nella penuria: non lo vedono, neanche se sta alla loro porta. Il lusso e i piaceri che si concedono pensano di poterseli permettere in ogni tempo e in qualsiasi frangente, una sorta di etichetta con cui sarebbero nati. E finiscono con l’ignorare il capovolgimento che li attende, brutale e per l’eternità. Parole dure, adatte a svegliarci, fatte apposta per uscire dai sogni dorati in cui viviamo e a prendere sul serio la destinazione che ci attende. C’è una giustizia che ci aspetta, e sarà inflessibile con tutti quelli che hanno considerato ineluttabile e scontata la miseria di popoli interi, l’oppressione che li schiaccia, la loro fame e la loro sete.

 

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

Guarda, o Padre, al tuo popolo, che professa la sua fede in Gesù Cristo,
nato da Maria Vergine, crocifisso e risorto, presente in questo santo sacramento e fa' che attinga da questa sorgente di ogni grazia
frutti di salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

Questo Sito utilizza cookie di profilazione (propri e di altri siti) per offrirti la migliore esperienza di navigazione e proporti contenuti pubblicitari in linea con le tue preferenze. Continuando la navigazione sul sito acconsenti all'uso dei cookie. Per dettagli sui cookie o per bloccarne l'installazione clicca su privacy policy. per avere maggiori informazioni,vedi di seguito privacy policy.

accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information