Italian Chinese (Simplified) Croatian Czech Dutch English Estonian French Georgian German Greek Japanese Polish Portuguese Russian Spanish
Get Adobe Flash player

Il santo del Giorno

Calendario Eventi

Giugno 2016
L M M G V S D
30 31 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 1 2 3

La Liturgia di Oggi

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

 

Adorazione Eucaristica

Xª Domenica del T.o. “Anno C”

 

Cel. “O Dio, consolatore degli afflitti, tu illumini il mistero del dolore e della morte con la speranza che splende sul volto del Cristo; fà che nelle prove del nostro cammino 
restiamo intimamente uniti alla passione del tuo Figlio, 
perché si riveli in noi la potenza della sua risurrezione.”
(Colletta)

 

 

 

 

G. Il miracolo della risurrezione del figlio della vedova di Nain che Gesù compie, rivela il dominio sulla morte, ma ne è però solo un segno, in quanto la rianimazione di un cadavere è solo una vittoria momentanea, non definitiva. La liberazione totale dalla morte e da ogni male, e perciò la «salvezza definitiva della vita» è solo la «risurrezione di Gesù». La risurrezione di Gesù non è una rianimazione del corpo, ma una «animazione» nuova, gloriosa, diversa da quella della incarna­zione. È l'ingresso di Cristo in una condizione nuova di esistenza. La risurrezione di Gesù è l'atto divino per mezzo del quale Dio salva oggi noi e l'umanità intera nella nostra esistenza umana. La salvezza dunque non è nell'uomo come tale o nell'umanità; neppure nel loro progressivo sviluppo, anche se protratto all'infinito. È necessario un «passaggio», un intervento divino assolutamente nuovo: il passaggio dell'uomo in Dio, cioè la pasqua di Cristo, che Dio stesso attua nel Figlio suo fatto uomo.

 

Canto al Vangelo (Lc 7,16)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Un grande profeta è sorto tra noi,

          e Dio ha visitato il suo popolo.”
T.
 Alleluia.

 Dal Vangelo secondo Luca: (Lc 7,11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. È veramente una notizia straordinaria, quella che la liturgia della Parola oggi ci comunica. Ancor prima, e ancor più, del fatto che Dio sa, può, e vuole, risuscitare i morti è rilevante e consolante la motivazione dipendente: Dio freme di compassione per l’uomo che soffre e che muore. Sì, Dio è esperto nell’arte di “com-patire”. Dio, cioè, sa soffrire insieme a noi, e sa amare noi e le nostre vicende. In lui la “passione” è, insieme, sofferenza e slancio amoroso.

 

Tutti

 

Dal Salmo 29: Rit. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.Rit.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.Rit.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

Il Vangelo ci ha narrato un grande miracolo di Gesù. Ma noi vogliamo fermarci, oggi, su un aspetto apparentemente marginale della pagina che abbiamo letto:

 

«Veniva portato al sepolcro il figlio unico di una madre vedova. Vedendola il Signore ne ebbe compassione e restituì il figlio alla madre».

 

Ciò che vogliamo sottolineare è la compassione del Signore, il suo fermarsi davanti alle lacrime di una madre.

 

Gesù non la consola con le parole della fede, ma sceglie un gesto di umanità.

 

Gesù è la rivelazione di Dio, e Dio, nella persona di Gesù, non ha avuto paura di apparire umano, di condividere esperienze, sofferenze, amicizia con l'uomo. Ogni parola, ogni gesto di Gesù è uno spiraglio sulla inesprimibile umanità di Dio.

 

Dio, in Gesù, manifesta la sua profonda umanità: quando si commuove, si turba e piange sulla tomba dell'amico Lazzaro;

 

Quando si lascia vincere dalla commozione di fronte alla folla «simile a un gregge senza pastore» e, con il miracolo dei pani, sfida l'arida contabilità dei discepoli;

 

Quando non sa resistere alle lacrime di una madre.

 

Oggi, in un mondo disumanizzato, si sta rivelando, in maniera drammatica, l'urgenza di un supplemento di cuore.

 

La vita cristiana dovrebbe assicurare questo dono, attraverso la misericordia, che è l'espressione più evidente dell'umanità di Gesù.

 

Il mondo moderno, più che crudele, è duro, funzionale e quindi sostanzialmente distratto e indifferente. In una società arida e sbadata gli uomini sono solitari, distratti ed estranei. I veri incontri risultano sempre più difficili.

 

L'uomo ha vinto le distanze spaziali, ma si sono scavate distanze abissali tra i cuori: solitudine, anonimato, estraneità. In certi caseggiati moderni si può vivere nella stessa scala e ignorarsi completamente. Non ci accorgiamo di chi soffre. A un grande progresso tecnico corrisponde una spaventosa carenza di rapporti umani.

 

Terapie d'avanguardia, tecniche aggiornatissime, macchine prodigiose, ma «non resta neppure un minuto per tenere la mano a chi muore», ha detto un'infermiera.

 

Il malato ha l'impressione di essere ridotto a caso clinico, a numero, perfino a seccatura, ingombro.

 

C'è poca gente che prenda il malato sul serio, che sappia perdere tempo per lui, per le sue esigenze più profonde. È più facile dargli una pillola che una parola.

 

Ci sono stupende eccezioni, sempre più frequenti, ma di fronte a troppi fatti disumani la gente non riesce nemmeno a stupirsi. L'insensibilità viene accettata come un fatto scontato.

 

In questo clima si inserisce la sfida, e quindi l'attualità della misericordia, la sfida della bontà, dell'attenzione, della compassione, nel senso letterale di soffrire insieme.

 

Misericordia vuol dire prendersi a cuore la miseria, impossessarsi della sofferenza altrui, essere partecipi del dolore del nostro vicino, dei suoi problemi, a volte della sua disperazione.

 

Chi soffre ha bisogno e diritto di trovarsi accanto un cristiano, un uomo, capace di umanità, dotato di sensibilità, di attenzione, di rispetto, che gli comunichi la buona notizia che Dio non è lontano, insensibile, impassibile, ma che è un Dio che gli vuole bene.

 

La vicinanza di una persona rende Dio vicino, lo rende prossimo.

 

Essere cristiani vuol dire avere il coraggio non solo della propria fede, ma anche del proprio cuore.

 

Rimane tuttavia una domanda: perché la misericordia di Dio non moltiplica i gesti come quello del Vangelo di oggi? Io penso si debba rispondere così:

 

Perché il Signore vuole insegnarci la misericordia, la responsabilità del crescere insieme in umanità, e non darci la falsa sicurezza di una onnipotenza che ci dispensi dal nostro mestiere di uomini.

 

Il gesto di Gesù non voleva essere una promessa di facili interventi, ma l'invito a un impegno difficile di umanità misericordiosa.

 

La pagina di Luca, naturalmente, dice anche altre cose: il senso della vita e della morte.

 

Solleva l'interrogativo decisivo della nostra fede: la morte può essere vinta? Davvero la risurrezione di Gesù toglie l'ultima parola alla morte per dare inizio a una nuova forma di esistenza, che noi chiamiamo «il regno di Dio»?

 

Noi abbiamo scelto, a ragion veduta, la sottolineatura della misericordia di Dio, senza ignorare l'altro messaggio: il senso della vita e della morte.

 

Su questo messaggio possiamo cogliere una stupenda immagine dal Vangelo di Luca, che ci permette di pensare alla morte come al momento in cui il Signore ci dice: «Alzati» e ci consegna per sempre al Padre.

 

Il credente è in grado di coltivare questa immagine con serenità. La fede ci aiuti a dare consistenza alle riflessioni che il Vangelo ci ha suggerito.

 

Tutti

 

Signore, la comunione con il tuo figlio risorto

ci renda testimoni della vita,

capaci di amare tutto ciò che è vivo

e di andare nelle vie del mondo

assecondando ogni germe di vita che nasce attorno a noi,

sorretti dalla certezza che Cristo ha già vinto per noi la morte.

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

La scena raccontata da Luca mostra tutta la drammaticità della storia che dice la distanza tra la solitudine immensa della donna rimasta ormai sola di futuro senza più marito, senza più figlio, giovinetto inerme.

 

Scena che tragicamente si ripete in ogni tempo e in ogni luogo quando una madre perde un figlio. È insopportabile, è contro natura, e si avverte la distanza con la vita che si è spenta.

 

Tante volte solo il silenzio resta come via per comunicare la compassione, la vicinanza con chi soffre tale assurdo dolore, altro è difficile trovare con le parole, altro non si riesce a prospettare, solo resta la speranza che il tempo alleggerisca il peso dello strazio.

 

Tuttavia, chi annuncia il vangelo non può sottrarsi alla responsabilità di gridare il suo credo, la sua verità e, mentre abbraccia il dolore di chi soffre, ha il dovere di mostrargli il giorno che vince la notte, perché la morte è stata ingoiata dalla vittoria di Gesù di Nazareth.

 

Vana sarebbe la nostra fede senza la risurrezione, vana resterebbe la nostra predicazione senza la forza inaudita della verità che la sostiene, la regge, senza il coraggio di saper raccontare che con la morte la vita non è tolta ma trasformata.

 

Lo stesso coraggio ereditato dal Maestro di Galilea che ci comanda di sgridare la morte, ogni morte, e di farci compagni di chi è stato visitato da tale dolore.

 

Non piangere!, dovremmo dire a chi soffre, perché tuo figlio, il tuo caro, il tuo amico dorme e presto ci sarà il risveglio.

 

Coraggio diverso dai tempi in cui la Parola dal gesto al fatto provoca subito la risposta, ma uguale resta la sostanza perché dopo il tempo, al di là della storia, riabbracceremo vivo chi avevamo perso.

 

Straordinaria avventura nel Cristo Signore che ci insegna a essere compassionevoli e forti di vicinanza umana, a soffrire con chi soffre, a partecipare al dolore di chi si sente perso, a gridare per loro la speranza e lottare perché la morte sia vinta e la vita risorga.

 

A Nain il pianto di una vedova fu consolato dalla tenerezza del nostro Dio, il gesto potente d'amore che risvegliò il giovinetto dalla morte, ma quell'evento straordinario non rimane un episodio isolato:

 

A tutti gli uomini è data la speranza di sentire un giorno il definitivo e dolce richiamo del Maestro: «Dico a te, alzati!».

 

Tutti

 

Signore Gesù Cristo,

tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,

e ci hai detto che chi vede te vede Lui.

Mostraci il tuo volto e saremo salvi.

Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo

dalla schiavitù del denaro;

l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;

fece piangere Pietro dopo il tradimento,

e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola

che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,

del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto

con il perdono e la misericordia:

fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te,

suo Signore, risorto e nella gloria.

Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza

per sentire giusta compassione per quelli che sono

nell’ignoranza e nell’errore:

fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso,

amato e perdonato da Dio.

Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione

perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore

e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare

ai poveri il lieto messaggio

proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà

e ai ciechi restituire la vista.

Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia

a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo

per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. È la compassione a muoverti: tu, Gesù, partecipi al dolore straziante di quella donna che ha perso il marito e ora anche l’unico figlio. Tu, Gesù, ti lasci colpire dalla sua pena, dalla sua solitudine, dal suo dolore. E le mostri che niente, neppure la morte, risulta ineluttabile ai tuoi occhi. Le riveli che tu puoi sconfiggerla proprio quando essa appare nel suo potere devastante, proprio quando sembra che nulla possa arginare il suo dilagare nella nostra vita. Quel giorno, sulla via del cimitero, tu ti sei manifestato per quello che sei veramente: colui che ama la vita e lotta, a mani nude, contro qualsiasi morte che deturpa e lacera, che colpisce tutti impunemente. Sì, tu l’affronterai la morte, e ne sperimenterai l’angoscia, offrirai il tuo corpo perché venga percorso dagli spasimi dell’agonia, e riuscirai a sconfiggere il nostro nemico mortale proprio mentre riteneva di averti sopraffatto.

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

                       mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

 

O Padre, che nella morte e risurrezione del tuo Figlio hai redento tutti gli uomini, custodisci in noi l'opera della tua misericordia, perché nell'assidua celebrazione del mistero pasquale riceviamo i frutti della nostra salvezza.

Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il  Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

Questo Sito utilizza cookie di profilazione (propri e di altri siti) per offrirti la migliore esperienza di navigazione e proporti contenuti pubblicitari in linea con le tue preferenze. Continuando la navigazione sul sito acconsenti all'uso dei cookie. Per dettagli sui cookie o per bloccarne l'installazione clicca su privacy policy. per avere maggiori informazioni,vedi di seguito privacy policy.

accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information