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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi


Adorazione Eucaristica

XXVª Domenica del Tempo Ordinario “A”

 

SAC. “O Padre, giusto e grande nel dare all’ultimo operaio come al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra; apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino.”(Colletta)

 

 

 

G. Nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi. Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari. Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita? Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.

 

Canto al Vangelo (At 16,14)

T.Alleluia, alleluia.

SAC. “Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole del Figlio tuo.”

T.Alleluia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo: (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. Oggi siamo davanti ad una delle parabole più sconcertanti, ma proprio per questo più capace di rivelare lo specifico di Dio. Gesù usa un linguaggio spregiudicato per condurre, oltre ogni schema, alla novità più inaspettata del suo messaggio. La vigna è il Regno di Dio, cui ogni uomo, in condizioni diverse, è chiamato. Nel contesto storico del tempo di Gesù si tratta dei farisei e dei giudei, i primi chiamati ed eletti da Dio, e dei pagani, dei peccatori chiamati anche loro, ... per ultimi! Il punto focale della parabola, che suscita sconcerto e polemica, sta nel comportamento di Dio al momento della paga finale. E, più propriamente, nel giudizio di Gesù sul comportamento e le pretese di chi si crede primo nei confronti degli ultimi.

 

Tutti

Dal Salmo 145 (144):   Il Signore è vicino a chi lo invoca.

 

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

 

Pausa di Silenzio

 

1L.«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna»: così si apre la parabola di Gesù che oggi abbiamo ascoltato e con la quale  vuole insegnarci ad aprire i nostri cuori alla generosità divina.

 

2L. Il padrone  si accorda con gli operai chiamati all'alba per il compenso di un denaro al giorno; poi esce ancora a più riprese sulla piazza del paese e assume altre persone che vede disoccupate, rispettivamente alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque del pomeriggio.

 

1L. Con tutti quelli assoldati più tardi egli non stabilisce una paga precisa, ma si limita a dire loro:

 

SAC. «Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò».

 

2L. Parole strane in bocca a un proprietario terriero, parole che contrastano con la logica di mercato e attirano la nostra attenzione: quale sarà questo compenso giusto?

 

1L. Venuta la sera il padrone della vigna incarica il suo fattore di pagare gli operai «incominciando dagli ultimi fino ai primi».

 

2L. Quelli delle cinque del pomeriggio ricevono un denaro ciascuno, mentre a proposito degli altri lavoratori presi a partire dalle nove non si specifica nulla.

 

1L. «Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più»: è un calcolo umanissimo, che probabilmente molti di noi sottoscriverebbero, ma è un atto di presunzione che dimentica quanto il padrone aveva pattuito con loro.

 

2L. La realtà invece è un'altra: «Anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno», come da accordo.

 

1L. Ma nel ritirare il loro compenso gli operai della prima ora non riescono a nascondere la loro scontentezza.

 

2L. Essi però non hanno il coraggio di esprimere il loro disaccordo mediante una parola franca e leale, ma mormorano contro il padrone.

 

1L. Già questa forma di «comunicazione» è sintomo di una doppiez­za interiore, di un cuore diviso che porta ad avere labbra doppie, perché come rivelato da Gesù «la bocca parla dalla pienezza del cuore».

 

2L. Quanto al contenuto della loro lamentela, è ispirato alla logica perversa del paragone, del confronto con gli altri:

 

3L. «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo».

 

4L. Ciò che non riescono a sopportare non è tanto la mancata corrispondenza tra lavoro compiuto e ricompensa, quanto l'uguaglianza del trattamento ricevuto, il pensiero che altri venuti dopo siano stati oggetto della benevolenza del padrone.

 

3L. «Tu li hai fatti uguali a noi», essi dicono letteralmente...

 

4L. Tocca allora al signore della vigna, figura di Dio, ricondurre questi contestatori alla realtà. Rivolgendosi a uno di loro egli innanzitutto lo chiama «amico», poi gli spiega:

 

SAC. «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene.»

 

3L. Egli, dunque, si è comportato semplicemente in modo giusto. Ma non basta, il padrone si riserva anche la libertà di fare delle proprie ricchezze ciò che vuole:

 

SAC. « Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: … Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?»

 


 

3L. Di nuovo, essa ha le sue radici nel cuore, perché «dal cuore dell'uomo nasce l'occhio cattivo» .

 

4L. Ma perché siamo tristi per la felicità altrui, quasi fosse un attentato alla nostra?

 

3L. Gesù ci insegna che vi è una corrispondenza tra il concepire il proprio rapporto con Dio in termini di prestazione puramente legalistica, misurando i propri presunti meriti, e il rattristarsi per la gioia altrui.

 

4L. Al contrario, chi serve Dio nella libertà e per amore suo si rallegra della misericordia da lui riversata su tutti gli uomini e sa vivere il grande bene della gioia condivisa.

 

3L. Sì, il Signore Dio nell'imperscrutabile profondità della sua sapienza si rivela giusto nel donare la sua misericordia a tutti, sia che abbiano risposto alla sua chiamata alla prima o all'ultima ora. Il suo unico arbitrio è la libertà di amare senza limite.

 

4L. L'Eucaristia ci spinge nella stessa direzione: infonde nei nostri cuori la generosità di Gesù, che ha dato la sua vita per noi peccatori. Per essere uniti a lui, dobbiamo accogliere questa sua generosità e rinunciare a una mentalità umana troppo ristretta.

 

Tutti

 

O Signore, fa’ che comprendiamo

che non è importante considerare quando cominciare

a lavorare nella tua vigna,

ma è fondamentale accogliere il tuo invito a farlo.

Non permettere che vincoliamo il nostro servizio

solo alla ricompensa che tu ci darai,

ma concedici di compierlo sapendo che la tua bontà

è infinitamente superiore alle nostre attese.

 

  Canto:

 


Pausa di Silenzio

 

5L.  Finalmente un Dio che non è un padrone, e nemmeno il migliore dei padroni.

 

6L. Dio è un’altra cosa: è il Dio della bontà senza perché, che crea uno sconvolgimento nei normali pensieri, che trasgredisce le regole del mercato, che sa ancora sfamarci di sorprese.

 

5L. Intanto è il signore di una vigna: fra tutti i campi la vigna è quello dove il contadino investe più passione e più attese, con sudore e poesia, con pazienza e intelligenza.

 

6L. È il lavoro che più gli sta a cuore: per cinque volte infatti, esce a cercare lavoratori.

 

5L. È questa terra la passione di Dio, e coinvolge me nella sua custodia; è questa mia vita che gli sta a cuore, vigna da cui attende il frutto più gioioso.

 

6L. Eppure mi sento solidale con gli operai della prima ora che contestano: non è giusto dare la medesima paga a chi fatica molto e a chi lavora soltanto un’ora.

 

5L. È vero: non è giusto. Ma la bontà va oltre la giustizia. La giustizia non basta per essere uomini. Tanto meno basta per essere Dio. Neanche l’amore è giusto, è un’altra cosa, è di più.

 

6L. Se, come Lui, metto al centro non il denaro, ma l’uomo; non la produttività, ma la persona; se metto al centro quell’uomo concreto, quello delle cinque del pomeriggio, un bracciante senza terra e senza lavoro, con i figli che hanno fame e la tavola vuota, allora non posso contestare chi intende assicurare la vita d’altri oltre alla mia.

 

5L. Dio è diverso, ma è diversa pienezza. Non è un Dio che conta o che sottrae, ma un Dio che aggiunge continuamente un di più. Che intensifica la tua giornata e moltiplica il frutto del tuo lavoro.

 

6L. Non fermarti a cercare il perché dell’uguaglianza della paga, è un dettaglio, osserva piuttosto l’accrescimento, l’incremento di vita inatteso che si allarga sui lavoratori.

 

5L. Nel cuore di Dio cerco un perché. E capisco che le sue bilance non sono quantitative, davanti a Lui non è il mio diritto o la mia giustizia che pesano, ma il mio bisogno.

 

6L. Allora non calcolo più i miei meriti, ma conto sulla sua bontà. Dio non si merita, si accoglie.

 

5L. Ti dispiace che io sia buono?

 

6L. No, Signore, non mi dispiace, perché sono l’ultimo bracciante e tutto è dono. No, non mi dispiace perché so che verrai a cercarmi anche se si sarà fatto tardi. Non mi dispiace che tu sia buono. Anzi. Sono felice che tu sia così, un Dio buono che sovrasta le pareti miserabili del mio cuore fariseo, affinché il mio sguardo spento diventi capace di gustare il bene.

 

Tutti

 

Signore, ho ascoltato la tua voce, la tua parola;

ora voglio tacere, con il cuore e con la mente,

perché solo nel silenzio si realizza il vero ascolto,

che cambia la mia vita, dal di dentro, dalle profondità.

Aiutami, o Dio nascosto, Dio silenzioso e amoroso.

Questo silenzio mi conduca nel tuo regno, nella tua casa, nella tua vigna, là dove l’unica ricompensa desiderata e bramata lungo tutta la giornata, tutta la vita, sei Tu stesso.

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Anch’io, Gesù, come i braccianti che sono stati assunti all’alba e hanno faticato tutta la giornata, ho delle rimostranze da fare. Non accetto di essere pagato come quelli che sono arrivati alla fine. Ho dei meriti superiori da accampare nei loro confronti, dei diritti da far valere davanti al padrone della vigna. Anch’io, Gesù, come quei lavoratori, pretendo di imporre a Dio i miei criteri di retribuzione, il mio concetto di giustizia in cui non c’è molto posto per ciò che è gratuito, ma tutto deve corrispondere a parametri molto rigidi. Sì, Signore, è come se mi fossi del tutto meritato quella gioia e quella pienezza che sono solo dono della tua bontà e quindi potessi permettermi di mettere un argine alla tua misericordia. Quando mai, Signore, riconoscerò che le vie di Dio non sono le mie, che il suo modo di condurre la storia non può essere sottomesso alla mia grettezza, alla mia piccineria, alla mia ottusità che nulla hanno a che fare con il cuore di un Padre?

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”. Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedendi ab utroque

Compar sit laudatio.


 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

Signore Gesù Cristo che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa che adoriamo con viva fede il Santo Mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue per sentire sempre in noi i benefici della Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il  Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.