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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XVIIIª Domenica del T.o. “Anno C”

 

Cel. “O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che in Cristo tuo Figlio
ci hai chiamati a possedere il regno,
fa’ che operando con le nostre forze
a sottomettere la terra
non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo,
ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te.”
(Colletta)

G. Uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è la sicurezza. Egli ricerca appassionatamente e necessariamente un fondamento stabile su cui poggiare la propria esistenza. Ora un movimento antico quanto l’uomo è quello di chi sceglie come pietra angolare nella propria vita le cose, il denaro. Il denaro è tutto, si dice. Il denaro è potere, è il  potere. Senza denaro non si può far nulla. Il denaro dà all’uomo il senso della sicurezza, della possibilità di fare tutto. Scatta allora il meccanismo dell’accumulazione: il denaro non è mai troppo, diventa idolatria. Quando il denaro diventa il proprio dio, per averlo si è disposti a tutto. La sete del denaro oppone l’uomo all’uomo. Se uno cerca di avere la parte maggiore, l’altro diventa un concorrente da superare o da eliminare. La divisione dell’eredità è sempre stata un momento difficile per le famiglie. Fare le parti giuste è quasi impossibile. La divisione dell’eredità diventa la divisione della famiglia.

 

Canto al Vangelo (Mt 5,3)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.”
T.
 Alleluia.

 Dal Vangelo secondo Luca: (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. Il fondamento sicuro dell’esistenza è Dio solo. In lui acquista significato anche l’uso delle cose, in sé buone. Non saranno più strumento di divisione, ma di comunione. L’uomo non le tiene egoisticamente per sé, ma le trasforma in «segno» d’amore.

« Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene, all’uso di tutti gli uomini e popoli, così che i beni creati debbono secondo un equo criterio essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità. Pertanto, quali che siano le forme della proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli, in vista delle diverse e mutevoli circostanze, si deve sempre ottemperare a questa destinazione universale dei beni» (GS 69).

Tutti

 

Dal Salmo 89: Rit. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

 

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.Rit.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.Rit.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!Rit.

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

1L. L’episodio evangelico ci mette di fronte a una realtà purtroppo sempre attuale: un conflitto per la divisione dell'eredità, che può diventare un momento difficile di divisioni profonde, di rancori tenaci e quasi invincibili.

 

2L. Coinvolto in uno di questi conflitti, Gesù rifiuta di prendere posizione. Sposta il problema dalla casistica giuridica al piano dei grandi valori dell'uomo. Vuole andare alla radice di conflitti così distruttivi:

 

1L. «Tenetevi lontani dalla cupidigia perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai beni che possiede».

 

2L. Come sempre, Gesù vuole arrivare dove non può arrivare la legge. Vuole cambiare il cuore dell'uomo, vuole sconfiggere l'insicurezza di fondo da cui nasce la cupidigia, come reazione nevrotica di difesa.

 

1L. Tocchiamo così uno dei nodi fondamentali dell'insegnamento evangelico: il rapporto dell'uomo con il denaro. Gesù vuole aprirci gli occhi: il denaro è una falsa sicurezza.

 

2L. Il denaro sembra offrirci la possibilità di realizzare tutti i nostri progetti, diventa il simbolo di tutte le nostre ambizioni. Fa scattare l'istinto dell'avarizia, ma è un'illusione, che riesce solo a minacciare una convivenza veramente umana, perché fa del prossimo non un fratello da aiutare, ma un concorrente da superare o da eliminare.

 

1L. Gesù distrugge questa illusione: «La vita non dipende dai beni che uno possiede».

 

2L. Nella parabola del ricco insensato Gesù ci riporta alla saggezza che vede la radice delle nostre esperienze: il denaro è vanità. L'uomo che vi si affida è un uomo solo, alienato, schiavo.

 

1L. Il ricco non possiede, è piuttosto posseduto dalle cose. Il possesso dei beni si rivela così senza consistenza, senza futuro: «Mangia, bevi, datti alla gioia». È una vita che sarà sempre minacciata dalla noia.

 

2L. Lo vediamo per esempio in tanti giovani che ogni fine settimana la noia spinge in locali di divertimento che qualche volta hanno esiti tragici.

 

1L. Soprattutto, la morte mette in tragica evidenza la povertà di una simile vita.

 

2L. La meditazione della morte aiuta la liberazione da questa illusione. Ma attenzione: Gesù non vuole inculcare nei suoi ascoltatori il timore di una morte improvvisa, che distrugga le loro speranze, vuole piuttosto dire che la meditazione della morte, cioè del senso globale della vita, aiuta a mettere tutte le cose al loro giusto posto sotto il cielo, a dare cioè a tutte le cose l'importanza che realmente hanno, a dare anche ai nostri beni il giusto peso.

 

1L. Le dure parole di Gesù sulla ricchezza non vogliono dire: «Non avere soldi è una fortuna», ma piuttosto denunciare gli aspetti più disumani della ricchezza.

 

2L. L'insegnamento del Signore si può riassumere così: non bisogna accumulare per sé, ma arricchire davanti a Dio, cioè investire i propri beni nel progetto di umanità proposto dal Vangelo, centrato sulla fraternità.

 

1L. I beni non devono essere strumento di divisione, ma di solidarietà. Devono aiutare la crescita umana di tutti. È questo l'investimento più redditizio.

 

2L. Facendo seguito al brano letto, Luca ci offre alcuni concreti insegnamenti: non cedere alla tentazione pagana dell'affanno, che porta a pensare solo a sé e a un possesso socialmente sterile dei propri beni;

 

1L. Mettere in primo piano la ricerca del nuovo modello di umanità a cui Dio ci invita. Una sete di una giustizia più grande di quella dei sistemi sociali dominanti è la condizione per avere, per tutti, i beni veramente necessari all'uomo.

 

Cel. «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto vi sarà dato»;

 

2L. Investire i propri beni nell'aiuto ai più poveri. È un pensiero assai caro a Luca. È un modo per costruire la fraternità e per «arricchire davanti a Dio».

 

1L. Luca parla di elemosina. È una parola che conserva il suo valore, ma che oggi, nella nostra società complessa, deve essere ripensata, di fronte alla molteplicità dei bisogni. Ecco alcuni criteri, suggeriti tempo fa da «Famiglia cristiana»:

 

2L. Sostenere gruppi di impegno noti per la loro serietà; privilegiare situazioni e casi conosciuti, che implichino un coinvolgimento personale; non trascurare i vicini: spesso chi ha bisogno abita accanto a noi e nessuno se ne accorge.

 

1L. Questo ripensamento è difficile e, in gran parte, ancora da inventare, per esempio l'onestà fiscale per avere il diritto di esigere una politica seria a favore dei più deboli. La creatività, in questo campo, è un impegno urgente.

 

2L. Diciamo solo che la premessa di Luca, la libertà dal denaro, non vale solo per ricchi danarosi, ma per tutti.

 

1L. Vale le pena di ricordare l'episodio evangelico della vedova povera che con la sua piccola offerta, davanti a Dio, ha dato «più di tutti i ricchi».

 

2L. Chiediamo al Signore l'intelligenza per capire la sua parola e soprattutto la gioia legata all'esperienza di muoverci in questo orizzonte di fraternità.

 

 

 

Tutti

 

Signore, concedi a tutti noi di riporre la nostra sicurezza

non nei beni che possediamo,

ma negli stimoli della tua parola,

che ci invita a impegnarci

perché i beni di questo mondo

non alimentino il nostro istintivo desiderio di avere,

ma diventino opportunità      

per un servizio più efficace all'uomo.

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

3L. In tempo di crisi, mentre i mercati fanno fatica a venir fuori dai guai provocati da chi diabolicamente ha considerato l'economia solo come profitto personale, l'invito del Maestro di Gallica sembra contrassegnato da altri umori, da altre condizioni.

 

4L. Dov'è la ricchezza? Chi può permettersi l'abbondanza in tempo di carestia, se non quei pochi che hanno concentrato la gran parte del bene comune nel loro egoistico forziere?

 

3L. Tuttavia è proprio in questi tempi di crisi che si erge potente la parola del Maestro. Una parola che rimarca il susseguirsi degli avvenimenti che hanno descritto il declino della società opulenta, la rovina di chi avendo dimenticato il vangelo ha investito la sua stessa vita solo nel benessere materiale.

 

4L. Potente il richiamo di Gesù che ancora sigilla il percorso e il senso della vita su quei valori che rendono umano l'uomo e lo aprono alla compassione, alla condivisione, alla giustizia, alla distribuzione equa dei beni.

 

3L. Il Maestro mette in guardia dalla provvisorietà del tempo e dalla follia di illudersi di poterlo fermare a forza di denaro:

 

4L. «... anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede», e che un niente può disperdere come polvere al vento.

 

3L. Pur essendo necessario investire anche in sicurezza materiale, bisogna tenere sempre un occhio vigile a ciò che davvero nessuna ruggine può sciupare.

 

4L. «Vanità delle vanità - dice Qohèlet - vanità delle vanità, tutto è vanità.

 

3L. Chi ha lavorato per accumulare sulla terra dovrà lasciare comunque e, comunque, non vale la pena faticare una vita intera per lasciare tutto e non guadagnare nulla.

 

4L. L'insegnamento di Gesù di Nazareth provoca questo nostro tempo che ancora si lecca le ferite di un benessere economico dilapidato, aspettando che il benessere ritorni senza aver imparato che tutto era vanità.

 

3L. Se l'inganno della ricchezza non produce giustizia, ma anzi rende più povero l'uomo, più vuoto di se stesso, se rende tale sia chi abbonda perché è distratto dal suo destino, sia chi manca perché è costretto a essere privato delle sue possibilità, dei suoi sogni e quindi della sua dignità, non si può desiderare quel passato di svendita di umano come il meglio per l'uomo.

 

Cel. «Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo».

 

4L. E chi diventa uomo nuovo da valore a ciò che conta, a ciò che resta, a ciò che permette di rendere possibile il sogno che, nonostante la «disonesta ricchezza», si possa costruire un mondo dove è bello pensare che non ci sia il ricco e il povero, ma ognuno abbia la dignità di dire: ogni uomo è mio fratello.

Tutti

 

Signore Gesù Cristo,

tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,

e ci hai detto che chi vede te vede Lui.

Mostraci il tuo volto e saremo salvi.

Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo

dalla schiavitù del denaro;

l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;

fece piangere Pietro dopo il tradimento,

e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola

che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,

del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto

con il perdono e la misericordia:

fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te,

suo Signore, risorto e nella gloria.

Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza

per sentire giusta compassione per quelli che sono

nell’ignoranza e nell’errore:

fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso,

amato e perdonato da Dio.

Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione

perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore

e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare

ai poveri il lieto messaggio

proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà

e ai ciechi restituire la vista.

Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia

a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo

per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Voglia di accumulare, Signore, di mettere insieme, euro su euro in un conto in banca, casa su casa per ottenere un rendimento, azioni su azioni per moltiplicare i guadagni. Voglia di accumulare, Signore, di ammassare beni preziosi, con il pretesto di investire: quadri e tappeti, mobili e gioielli...Voglia di accumulare, Signore, fame che cresce continuamente, bisogno divorante che si mangia la vita, rubando posto ad ogni altro sentimento, pur nobile e grande, riducendo ogni cosa al suo prezzo di listino, al suo valore di mercato. Voglia di accumulare, ricerca ingenua di sicurezza,che rende una vita sorda ad ogni persona, anche a te, Signore. Signore Gesù, aiutaci a vincere  le nostre chiusure, a non mettere noi stessi al centro di tutto, a capire che la nostra vita non dipende dai beni terreni. Facci comprendere che solo tu, Signore della vita, sei degno della nostra dedizione, del nostro impegno gratuito, del nostro fiducioso servizio. Signore Dio, insegnaci ad arricchirci solo di te!

 

Tutti

 

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

                       mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

 

V Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

R Che porta con sé ogni dolcezza.

 

 

Guarda, o Padre, al tuo popolo, che professa la sua fede in Gesù Cristo,
nato da Maria Vergine, crocifisso e risorto, presente in questo santo sacramento e fa' che attinga da questa sorgente di ogni grazia
frutti di salvezza eterna. Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

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