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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 

 

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XXIXª Domenica del T. o. “Anno A”

 

Cel. “O Padre, a te obbedisce ogni creatura

nel misterioso intrecciarsi

delle libere volontà degli uomini;

fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere,

ma ogni autorità serva al bene di tutti,

secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio,

e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio”.(Colletta)

 

G. Diverse e talora divergenti sono le interpretazioni date alla celebre frase-risposta di Gesù a coloro che volevano tendergli una trappola: una frase ad effetto, quasi una “scappatoia” con la quale Gesù risponde senza sbilanciarsi; una risposta ironica, come se Gesù volesse dire: solo quando c’è da pagare le tasse tirate fuori il problema della coscienza; una precisa definizione dei limiti di campo e dei rapporti reciproci fra Stato e Chiesa. Emerge comunque chiaro che ciò che importa è il regno di Dio. Questo è l’unico assoluto da ricercarsi. Gesù è venuto a predicare il Regno: questa è la realtà fondamentale e discriminante. Di fronte a questo annuncio tutto passa in secondo piano. Con questo, Gesù non vuol negare la funzione di Cesare, ma vuol colpire i suoi avversari che non hanno compreso la sua missione e dimenticano la questione decisiva.

 

Cel. “Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.”.

 

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

La parola di Gesù richiama la nostra riflessione su uno dei problemi più importanti e cruciali dei cristiani oggi. L’uomo moderno ha la profonda convinzione di avere un compito storico da svolgere sulla terra, un compito che è proporzionato alle sue possibilità sempre maggiori e che implica un reale dominio sull’universo. Il fine è questo: la promozione della comunità umana nel seno di una “città” sempre più fraterna. Questa presa di coscienza si accompagna talvolta a una critica amara nei confronti della religione, che viene considerata la responsabile della secolare alienazione degli uomini. Molti assumono nei confronti della religione un atteggiamento di non considerazione, come se essa non avesse alcun apporto positivo da offrire. La fede cristiana, vissuta integralmente, lungi dal suggerire rassegnazione ed evasione nei confronti dei compiti terreni dell’uomo, aiuta il credente ad assumere le proprie responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi che si impongono alla coscienza moderna.  

 

Dal Salmo 95:Rit.Grande è il Signore e degno di ogni lode.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,

cantate al Signore, uomini di tutta la terra.

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,

a tutti i popoli dite le sue meraviglie.Rit.

 

Grande è il Signore e degno di ogni lode,

terribile sopra tutti gli dèi.

Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,

il Signore invece ha fatto i cieli.Rit.

 

Date al Signore, o famiglie dei popoli,

date al Signore gloria e potenza,

date al Signore la gloria del suo nome.

Portate offerte ed entrate nei suoi atri.Rit.

 

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

Tremi davanti a lui tutta la terra.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».

Egli giudica i popoli con rettitudine.  Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

1L.Con la frase: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», in maniera lapidaria e brillante, Gesù espone il principio fondamentale della relazione del cristiano nei confronti dell’autorità civile.

 

2L.La fede cristiana non dispensa dall’obbedienza nei confronti dell’autorità civile in tutta la sfera delle relazioni politiche e sociali, e riconosce la legittima autonomia di queste ultime.

 

1L.Per fare alcuni esempi: un cristiano che evade le tasse, che infrange il codice della strada mettendo a rischio la vita propria e quella degli altri, che fa lavorare delle persone in nero, che utilizza un ruolo pubblico in politica o nell’amministrazione a proprio vantaggio, non commette solo un reato dal punto di vista civile e penale, ma pecca contro il Signore, perché ogni autorità è stabilita da Dio.

 

2L.Questa però è solo la prima metà della frase di Gesù. La seconda richiede di rendere «a Dio quello che è di Dio» e qui le cose si complicano. A prima vista sembra si tratti di un parallelismo. In realtà c’è un cambiamento di livello totale.

 

1L.Quando parliamo di Dio, infatti, ci riferiamo a colui nel quale «viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» e al quale dobbiamo tutto: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto [dal Signore]? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?».

 

2L.La relazione con l’autorità civile può essere quantificata, essere espressa in termini di dare e avere. Lo Stato assicura una società dove regnano, nella misura del possibile, un certo ordine, una certa pace, una certa giustizia; garantisce alcuni servizi come l’educazione, i trasporti, la salute e in compenso richiede il compimento di alcuni doveri, limitati e misurabili, come per esempio il pagamento delle tasse.

 

1L.Ragionare in termini di dare e di avere diventa invece impossibile nei confronti del Signore. Nei suoi riguardi ci è detto: «Il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».

 

2L.Al Signore dobbiamo dare tutto, quello che abbiamo e più ancora quello che siamo, perché comunque viene da lui, gli appartiene. Nella relazione con lui siamo chiamati ad abbandonare la logica mercantile o servile:

 

1L.«Non vi chiamo più servi», ci ha detto Gesù, «perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi».

 

2L.Abbiamo un’eloquente illustrazione di tutto questo nella parabola del figliol prodigo, quando il secondo figlio dice al padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando».

 

3L.Ha dato al padre obbedienza, rispetto, lealtà, servizio come li si dà a Cesare, ma questo gli ha impedito di accedere a una relazione autentica con lui.

 

4L.Si è comportato con lui come un servo leale, non come un figlio, e per questo non capisce la gioia del padre per il fratello ritornato a casa e non riesce a condividerla. Siamo dunque invitati a tradurre in modo diverso la frase relativa a Cesare e a Dio.

 

3L.Essa significa: «Date a Cesare come si dà a Cesare, in termini di dare e avere, ma date a Dio come si dà al Signore, come si dà a un padre».

 

4L.Cambia la modalità. Cambia l’esigenza. Deve cambiare il cuore. La relazione filiale con il Padre ci invita ad andare oltre la logica di una giustizia meramente umana.

 

3L.Il Padre che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti», ci chiede di amare i nostri nemici, di pregare per i nostri persecutori, di gioire per il ritorno del peccatore, del figliol prodigo, di entrare nella sua gioia. Dice anche a noi:

 

4L.«Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

 

3L.È questo il solo modo per capire Paolo quando dice: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!». Non si darà mai a Cesare con gioia, ma sempre per dovere, per obbligo.

 

4L.Al Signore invece con gioia, per amore, liberamente, siamo chiamati a rendere grazie, a offrire i nostri corpi «come sacrificio vivente, santo e a lui gradito». A Dio diamo con gioia, non perché ci dia, ma perché ci ha dato. Diamo non per dovere, ma per amore. Diamo per gioia. Diamo per entrare nella sua gioia.

 

Tutti

 

Ti preghiamo, Maestro divino,

per i cristiani attivamente impegnati in politica,

per coloro che, con le leggi

e le decisioni programmatiche,

decidono della vita di un paesino o di una città,

di una provincia, di una regione,

di un popolo o di molti popoli.

Ricordandoci che sono uomini fragili come noi,

e come noi possono sbagliare,

non permettere che ci dimentichiamo di pregare per loro,

perché siano illuminati nel cercare

non il bene di chi grida di più,

ma il bene comune, partendo dagli ultimi.

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

5L.Farisei e partigiani di Erode, sarebbe come dire oggi due partiti contrapposti, ad esempio un partito di destra e uno di sinistra, si accordano per cogliere in fallo Gesù: «È lecito o no pagare le tasse a Roma?».

 

6L.Una domanda cattiva: sei contro Roma o contro il tuo popolo? Ma anche una domanda interessata, che pone un obiettivo inconfessato, cioè l’evasione fiscale. Gesù risponde con due cambi di prospettiva.

 

5L.Il primo: mentre i farisei domandano: «È lecito pagare?», lui cambia il verbo pagare in restituire: «Quello che è di Cesare restituitelo a Cesare». Gesù parla di uno scambio: avete avuto, restituite.

 

6L.Voi usate questa moneta, usate cioè dello Stato romano che vi garantisce strade, sicurezza, affari, mercati. Avete ricevuto e ora restituite: pagate tutti le tasse per un servizio che tocca tutti, non c’è ragione per l’evasione fiscale.

 

5L.Come non applicare questa chiarezza semplice di Gesù ai nostri giorni, in cui la crisi economica porta con sé una riflessione faticosa su manovre, evasione fiscale, tasse, e applicarla anche ai farisei di oggi, per i quali evadere le tasse è un vanto? «Restituisci», perché sei in debito.

 

6L.Io sono in debito verso genitori, amici, insegnanti, verso la storia di questo Paese, verso chi mi ha insegnato a credere e ad amare, chi mi ha regalato affetto. Sono in debito verso poeti e scienziati, verso cercatori di Dio e milioni di lavoratori sconosciuti. Sono in debito verso volontari, verso qualche ignoto donatore di sangue. Un tessuto di debiti è la mia vita.

 

5L.«Rendete a Cesare», dice Gesù. Ma chi è Cesare? Solo lo Stato, con il suo carico di facce note? No, molto più di questo: io sono in debito con l’intera società; per questo mi spetta di restituire qualcosa. Non mi basterà più dire: tu che cosa pensi del nostro Paese?

 

6L.Ti domanderò: tu che cosa restituisci alla nostra società? Che cosa fai per aggiustare il tessuto, anche economico, di questo Paese in cui abbiamo la ventura e il dono di vivere?

 

7L.La prima solidarietà è pagare le tasse, per smantellare quel diffuso senso di illegalità che rende la nostra società una realtà di furbi, che sfrutta l’ingenuità dei deboli.

 

8L.Restituire a Cesare di cui mi fido poco? A Cesare che ruba? Sì, ma al modo di Gesù, che non guardava in faccia nessuno, come dicono i suoi avversari: allora, se Cesare ruba, io gli porterò come tributo anche la voce della coscienza e l’impegno della giustizia.

 

7L.Il secondo cambio di prospettiva: se noi avessimo tra le mani quella moneta romana, capiremmo molto di più. Portava l’iscrizione: «Divo Caesari», appartiene al divino Cesare.

 

8L.Ebbene, Gesù separa di netto l’unità di quelle due parole, Cesare non è Dio. Ecco la profezia di Gesù: togliere a Cesare la pretesa divina. Altro è Cesare e altro è Dio.

 

7L.«Restituite a Dio quello che è di Dio». Di Dio è la terra e quanto contiene, di Dio è l’uomo, quell’uomo che è come un alito che passa, ma che è anche di poco inferiore a un dio.

 

8L.A Cesare le cose, a Dio la persona, con tutta la sua dignità, la sua grandezza, la coscienza, il cuore. Ognuno di noi passa nel mondo come una moneta d’oro che porta in sé l’iscrizione e l’immagine divina.

 

7L.A me Gesù dice: tu non inscrivere nel cuore altre appartenenze che non siano a Dio. Resta libero e ribelle a ogni tentazione di lasciarti comperare o possedere; ripeti al potere: io non ti appartengo.

 

8L.A ogni potere umano Gesù ripete: tu non appropriarti dell’uomo, non porre le tue mani sulla sua coscienza o sul suo corpo. L’uomo appartiene a Dio, è cosa di Dio. L’uomo ha Dio nel sangue.

 

Tutti

 

Non sono degno, Signore,

che tu entri nella mia casa.

Vedi bene che c'è del disordine.

Non è pronta ad accoglierti.

Avrei voluto per te un ambiente più ospitale

e prepararti qualcosa di gustoso, per trattenerti.

Sono impreparato e perciò ti confesso:

non son degno che tu entri!

Mi piacerebbe tanto che, come facesti una volta

con Zaccheo, tu dicessi anche a me:

«oggi devo fermarmi a casa tua».

Non ardisco sperarlo, non oso domandarlo.

Vedi, Signore: la porta è aperta,

ma la casa non è pronta!

Almeno così a me pare. E a te?

Rimaniamo, ad ogni modo,

a parlare un po' sull'uscio.

È bello ugualmente. Ho delle cose da dirti.

Ho, soprattutto, bisogno di ascoltare

tante cose da te.

Quante vorrei udirne dalla tua bocca!

Ne ha bisogno il mio cuore ferito.

Parla, allora, Signore. Ti ascolto.

La tua Parola è vita per me. Vita eterna. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. La tentazione è quella di sempre: cedere, Gesù, al Cesare di turno, assicurarsi il suo appoggio, approfittare della sua amicizia e in cambio dimostrarsi conniventi con il suo potere, fino al punto di dichiarare l’esibizione della forza o il consenso ottenuto come qualcosa di divino. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia che non deve essere dimenticata: è l’illusione di poter sottrarsi alle proprie responsabilità, al rispetto delle leggi, alla pratica della legalità, con la scusa che Cesare non è Dio e che a Dio solo si deve obbedienza. Ecco perché la tua risposta, Gesù, si rivela preziosa: essa ci obbliga a fare i conti con i nostri doveri di cittadini e a non accampare scuse per sentircene esonerati. Ma nel contempo essa toglie qualsiasi patina di divino all’esercizio del potere, lo sottrae ad una zona franca in cui vorrebbe collocarsi e lo sottomette a regole etiche precise a cui non può sottrarsi, altrimenti corre il rischio di perdere la sua legittimità.

 

 

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

 

 

 

 

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

VHai dato loro il pane disceso dal cielo.

RChe porta con sé ogni dolcezza.

 

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

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