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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 


 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

- Anno B -

 

 

Cel. “Dio onnipotente ed eterno,

che hai dato come modello agli uomini

il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,

fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,

fa’ che abbiamo sempre presente

il grande insegnamento della sua passione,

per partecipare alla gloria della risurrezione”.(Colletta)

G. Tutto l’impegno quaresimale di penitenza e di conversione in questa domenica viene focalizzato attorno al momento cruciale del mistero di Cristo e della vita cristiana: la croce come obbedienza al Padre e solidarietà con gli uomini, la sofferenza del Servo del Signore inseparabilmente congiunta alla gloria. La strada che Gesù intraprende per salvare si pone in contrasto con ogni più ragionevole attesa perché egli sceglie non la forza e la ricchezza, ma la debolezza e la povertà. La sintesi della celebrazione odierna è offerta già nella monizione che introduce la processione delle Palme: «Questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore... Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione... Chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione».

 

Canto al Vangelo  (Fil 2, 8-9)

T. Lode e onore a te, Signore Gesù!

Cel. “Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome”.

T. Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Dal Vangelo secondo Marco: (Mc 14, 12-25)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:  «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».  Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

G. Solo la fede è capace di leggere l’onnipotenza di Dio nell’impotenza di una croce. È l’impotenza dell’Amore. Gesù ha talmente amato il Padre («obbediente fino alla morte e alla morte di croce») da accogliere liberamente il suo progetto «per noi uomini e per la nostra salvezza». Gesù non muore perché lo uccidono, ma perché egli stesso «si consegna» con libertà sovrana, per amore. Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall’uomo, dà la misura dell’annientamento di Gesù e manifesta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell’uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell’amore che condivide, che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio. Dio vince il dolore e la morte non togliendoli dal cammino dell’uomo, ma assumendoli in sé. Il Dio giusto si sottrae ai nostri schemi di giustizia, che reclamerebbero la vendetta immediata sui cattivi e sugli accusatori dell’Innocente: la sua giustizia si rivela perdonando e togliendo all’omicida anche il peso del proprio peccato. Il vinto che perdona il vincitore lo libera dalla sua aggressività mortale mostrandogli come l’amore vinca l’odio.

 

Tutti

 

Dal Salmo 21:Rit.Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

 

 

 

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,

lo porti in salvo, se davvero lo ama!».Rit.   

 

Un branco di cani mi circonda,

mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.Rit.

 

Si dividono le mie vesti,

sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, vieni presto in mio aiuto.  Rit.

 

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,

ti loderò in mezzo all’assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli,

gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,

lo tema tutta la discendenza d’Israele.Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

1L.Rileggere il racconto della passione significa stupirsi ogni volta davanti al mistero del giusto perseguitato, davanti a una morte ingiusta che diventa sorgente di vita.

 

2L.Nel racconto evangelico sfilano come in una sofferta rassegna i personaggi di questo dramma. È  una sequenza triste, che ci presenta:

 

1L.Gli apostoli addormentati; una folla ostile contro un uomo fino a ieri osannato; le autorità religiose del tempo, che, prima del processo, hanno già deciso la condanna perché non tollerano la novità di Gesù, che mette in crisi il loro vecchio potere; gente che testimonia il falso; Pietro che per paura rinnega il maestro; Pilato che, per opportunismo politico, sacrifica, contro la propria coscienza, un uomo ritenuto giusto; i soldati che brutalizzano, per gioco, un povero condannato; ancora la folla che preferisce Barabba a Gesù, perché non sa che farsene di un salvatore che non è nemmeno in grado di salvare se stesso;la gente sotto la croce che insulta e deride.

 

2L.Da questo spettacolo di spietatezza e di paura emerge la grande dignità di Gesù.

 

1L.Davanti al dolore, all'ingiustizia e alla morte Gesù è solo, diventa il simbolo della sofferenza e della solitudine a cui la sofferenza condanna. Perfino i discepoli e gli amici più intimi non sanno stargli vicino, meno ancora riescono a condividere il suo destino:

 

2L.«Tutti, abbandonatolo, fuggirono».

 

1L.Nel racconto di Marco non viene ricordata nemmeno la presenza della madre.

 

2L.È impressionante la sorte di quest'uomo venuto a predicare la fraternità, e condannato a soffrire e a morire in solitudine, tra la derisione e gli insulti. E tuttavia questa solitudine viene spezzata in due diverse direzioni.

 

1L.La prima è la sconfinata solidarietà di Gesù con chi soffre. Due altri uomini sono crocifissi con lui. Fin dall'inizio la sua sofferenza si unisce a quella di altri uomini. Gesù non muore solo, nella sofferenza non è mai solo, si trova sempre in mezzo a tanti uomini, crocifissi come lui.

 

2L.La sua sofferenza si confonde con quella di una folla sconfinata di uomini segnati dal dolore. In questo modo sembra insegnarci la solidarietà con chi soffre come via privilegiata per capire la reale condizione dell'uomo:

 

1L.«Dalla sofferenza imparò la fedeltà alla sua vocazione di uomo».

 

2L.La seconda vittoria sulla solitudine è la solidarietà nuova che si risveglia attorno a Gesù subito dopo la sua morte, e che mostra la fecondità di questa apparente sconfitta.

 

1L.Questa solidarietà ha il volto di un pagano, il centurione romano, che, vedendo Gesù morire in quel modo, dice: «Veramente quest'uomo era figlio di Dio».

 

2L.È visibile nel gruppo delle donne che, sfidando il clima ostile, sono presenti al dramma del Signore, anche se da lontano, come forse era inevitabile.

 

1L.La solidarietà trova espressione in un «autorevole membro del Sinedrio», Giuseppe d'Arimatea, che «coraggiosamente va da Pilato per chiedere il corpo di Gesù».

 

2L.Sembrano piccoli dati insignificanti. In realtà il Vangelo riesce a dirci che attorno a quest'uomo, condannato a una morte infame, spunta il germe di un'umanità nuova, che in Lui si riconosce.

 

1L.È un gruppo ancora piccolo ed eterogeneo, ma che ha capito veramente il senso di ciò che è accaduto in quei momenti drammatici. Noi oggi sappiamo che quella morte ha cambiato la coscienza dell'uomo.

 

2L.Non ha ancora cambiato il mondo, perché si può resistere alla propria coscienza. Ma, con coloro che hanno capito, possiamo e dobbiamo incontrarci se vogliamo dare una speranza al nostro mondo.

 

1L.Alla fine di questa vicenda così brutale resta allora un senso di consolazione: quella di avere in Gesù un maestro, e più ancora un fratello, che, assaporando fino in fondo la solitudine della sofferenza e della morte, ci ha insegnato le vie della fedeltà alla coscienza.

 

2L.Fatto da uno come lui il discorso sul «seme che muore», cioè sul coraggio di affrontare anche la sofferenza perché la nostra vita sia vera e feconda, diventa serio e inevitabile, e con quei pochi che alla fine hanno creduto in lui, possiamo anche noi trovare il coraggio di affrontare la sofferenza che ci è chiesta per rimanere fedeli alla nostra vocazione e alla nostra responsabilità di uomini. Chiediamo il coraggio di una fede davvero coraggiosa.

 

Tutti

 

Ti chiediamo, Signore Gesù,

di guidarci in questo cammino

verso Gerusalemme e verso la Pasqua.

Ciascuno di noi intuisce che tu,

andando in questo modo a Gerusalemme,

porti in te un grande mistero,

che svela il senso della nostra vita,

delle nostre fatiche e della nostra morte,

ma insieme il senso della nostra gioia

e il significato del nostro cammino umano.

Donaci di verificare sui tuoi passi

i nostri passi di ogni giorno.

Concedici di capire, in questa settimana che stiamo iniziando,

come tu ci hai accolto con amore,

fino a morire per noi,

e come l'ulivo vuole ricordarci

che la redenzione e la pace da te donate

hanno un caro prezzo,

quello della tua morte.

Solo allora potremo vivere nel tuo mistero

di morte e di risurrezione,

mistero che ci consente di andare

per le strade del mondo

non più come viandanti

senza luce e senza speranza,

ma come uomini e donne

liberati della libertà dei figli di Dio.

 

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

3L.La drammatica lettura della passione di Gesù diventa un progetto, una via da attraversare per entrare nel mistero di questa santa settimana. Nel cuore stesso della sua struttura è data un'ambivalenza, quasi una contraddizione, perché mai celebrazione, come quella della Domenica delle Palme, presenta tonalità e colori così in rapida alternanza, che descrivono il passaggio dalla gioia della festa al dolore del lutto.

 

4L.L'ingresso di Gesù in Gerusalemme è tripudio di voci, di suoni, di gesti che si raccordano al ritmo dell'Osanna, è un giorno di ringraziamento per la venuta del Figlio di David nella città santa, segno messianico di attesa e di vittoria.

 

3L.La liturgia della domenica, con la processione delle palme e l'allegria dei rami d'ulivo, memoria di quel giorno, si apre con un grido di gioia: «Osanna».

 

4L.Un grido che vorremmo poter ripetere sempre, forti dei nostri desideri, dei nostri sogni, per la presenza di Dio nella nostra vita che muta il nostro vocabolario in speranza.

 

3L.Tuttavia, la gioia sembra durare un attimo, come nell'esperienza di tanti, dinanzi alla strada dolorosa del giusto condannato al martirio:

 

4L.«Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba».

 

3L.Nel cuore della stessa celebrazione irrompe infatti anche il grido di dolore del servo «obbediente fino alla morte»:

 

4L.«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

 

3L.Scenari opposti, per qualcuno lontani l'uno dall'altro, l'uno bestemmia sull'altro, tradimento dell'uno rispetto all'altro.

 

4L.Il traditore, Giuda, raccoglie il frutto della sua scellerataggine ma il vero colpevole, nel giorno della festa mutata in funerale, sembra essere un Dio che da Padre diventa patrigno.

 

3L.Lo stesso tradimento che molti di noi imputano al Signore Dio che, invece di essere compagno nell'ora della prova, si avverte distante dal dolore degli uomini.

 

4L.Le sofferenze che la vita a volte consegna sembrano mostrare un Dio distratto, non disponibile ad accettare il grido disperato di aiuto dell'umanità.

 

3L.La Domenica delle Palme è la più contraddittoria delle celebrazioni, ma è anche la più umana perché descrive la realtà di un dramma e racconta il salto dalla fede alla disperazione, dal coraggio alla paura, dall'abbandono in Dio al sentirsi abbandonati da Dio.

 

4L.La festa fa i conti con la croce che segna il confine tra chi cerca un Dio che non trova e chi, accogliendo il grido al cielo dell'unico innocente, riesce a proclamare come il centurione:

 

3L.«Davvero quest'uomo era figlio di Dio».

 

4L.La croce è lo spartiacque tra l'illusione e la consapevolezza di una vita intrisa di gioia e dolore, tra un Dio avvertito come traditore o Padre:

 

3L.«Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato».

 

4L.La passione del Padre, che consegna la sua risposta il terzo giorno, è nascosta sul legno della croce ma già da allora presente nel dolore del Figlio, nelle sofferenze dei figli.

 

3L.Aspettare il terzo giorno, quando la pietra verrà rimossa e quel grido di dolore: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» potrà coniugarsi con la gioia dell'Alleluia, è abbandonarsi nelle mani della tenerezza di un Dio diverso:

 

Cel. «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

 

4L.Questa è l'unica settimana che viene definita santa, provare a percorrerla per santificarsi è la liturgia della Pasqua. Il Signore della gloria, al quale abbiamo cantato l'Osanna, ci dia il coraggio di non fuggire dinanzi alla croce in attesa della risurrezione.

 

Tutti

 

Signore Gesù, ci ritroviamo davanti a te,

accolto e osannato dagli spiriti liberi,

come il Figlio di Davide,

come colui che viene nel nome del Signore.

Anche noi siamo chiamati dalla Liturgia

a deporre superficialità ed incostanze,

ritardi e rispetto umano, per proclamare, con la vita,

la nostra fede in te, unico salvatore dell'uomo.

Donaci la grazia di contemplare, in questi giorni,

la grandezza del tuo mistero di amore

e la fragilità delle nostre scelte inconsistenti.

Donaci la forza di saper portare vicendevolmente

le nostre croci, per trovarle tutte trasfigurate

dal tuo martirio di amore.

La preghiera sia la nota dominante

di questa grande Settimana Santa.

La tua Parola ci scuota, il tuo sacrificio ci converta,

il tuo amore ci salvi.

La tua Passione ci sospinga alla soglia del sepolcro

per ritrovarti risorto ed immortale

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Quel giorno, a Gerusalemme, la folla ti ha accolto con segno di entusiasmo e simpatia, riconoscendo in te il Messia tanto atteso. Tu avanzi a dorso d’asino e non hai nulla che faccia pensare ad un generale vittorioso, ad un re che sbaraglia i suoi nemici, ricorrendo al potere delle armi. Tu accetti le grida di giubilo, ma non puoi fare a meno di riconoscere in esse anche attese mai sopite di un uomo forte, destinato a cacciare l’occupante romano e a ristabilire l’indipendenza del popolo di Israele. Tu sai, comunque, che l’equivoco non durerà ancora a lungo: la croce dissiperà le illusioni, i fraintendimenti, i sogni di gloria e richiamerà tutti ad una realtà tanto benefica quanto sconvolgente. Sì, in te Dio ha scelto decisamente la strada dell’amore, non della forza, del sacrificio, non del giudizio, della misericordia, non del castigo. E proprio per questo si fa povero, debole e disarmato. Ma proprio quando ogni sogno umano verrà definitivamente infranto, un pagano ti riconoscerà come Figlio di Dio.

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

VHai dato loro il pane disceso dal cielo.

RChe porta con sé ogni dolcezza.

 

Concedi, O Dio Padre, ai tuoi fedeli di innalzare un canto di lode all' Agnello immolato per noi e nascosto in questo santo mistero, e fa' che un giorno possiamo contemplarlo nello splendore della tua gloria.

Per Cristo nostro Signore.

Amen

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.