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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

Omelia della notte di Pasqua

 

 

Carissimi Fratelli e Sorelle,

 

 

         Il Signore è risorto, Alleluja, Alleluja! Terminato il tempo austero della quaresima, la liturgia di questa Solenne Veglia di Pasqua ci invita a celebrare nella gioia la Risurrezione del Figlio di Dio, facendo tornare sulle nostre labbra il canto dell’Alleluja, che più volte risuonerà in questa festosa assemblea.            

L’antico inno dell’Exultet ha cantato il gaudio del popolo cristiano: “Esulti il coro degli Angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto!”. E prosegue: “Gioisca la terra inondata da così grande splendore… Gioisca la Madre Chiesa, splendente della gioia del suo Signore”.           

 

Sì, miei cari, sulla croce tutto si è compiuto. Tutto si è consumato! Anche la morte! Le braccia di Gesù inchiodate sulla Croce, rimarranno per sempre aperte per accogliere tutti i disperati, i buoni e i cattivi, i fedeli e gli infedeli.            

 

Il cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, non si chiuderà mai più su nessuna miseria, angoscia e ribellione. Nessuna sofferenza gli rimarrà estranea: l’accoglierà a cuore aperto da chiunque provenga.            

 

Tutto è consumato: le ore di angoscia al giardino degli ulivi, il sudore di sangue, le lacrime su Gerusalemme, i rinnegamenti, gli scherni, le derisioni, l’amaro calice e soprattutto l’ora delle tenebre: è ormai giunta, definitivamente, l’ora della Luce. 

Cosa ci dicono i Vangeli? È ancora buio e le donne si recano al sepolcro di Gesù, le mani cariche di aromi. Vanno a prendersi cura del suo corpo esanime. Sono quelle donne che l’avevano seguito dalla Galilea. Con lui avevano assaporato parole d’amore, giorni di libertà, germogli di un mondo nuovo. Sono quelle che stavano sotto la croce. L’avevano guardato morire. E con Maria avevano fatto il pianto del lutto.            

 

Ora quelle donne vanno al sepolcro. «Entrano e non trovano il corpo del Signore». L’assenza del corpo di Gesù provoca in loro uno smarrimento, un vuoto pieno solo di domande. E alla desolazione si aggiunge la paura: due uomini vestiti di bianco. Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Voi state cercando il vostro tesoro perduto. Ma perché cercate colui che è vivo? Bellissimo nome di Gesù: Lui è il vivente. Non solo è vivo adesso, ma è colui che continuamente vive, l’autore della vita: la sua missione, la sua azione è germinare vita, generare vita. Non è qui, è risuscitato, si è alzato. I Vangeli raccontano la risurrezione di Gesù con i due verbi del mattino dell’uomo, svegliarsi e alzarsi. Come se i nostri giorni fossero una piccola risurrezione quotidiana.  

 

            Fratelli e Sorelle, oggi l’ombra del venerdì santo cede il passo alla luce di un mattino senza più tramonto, un’alba nuova illumina ogni angolo della terra.            

 

E’Pasqua, e Dio torna a passeggiare con noi, per le strade della nostra vita, per rivestirci della veste della sua misericordia e della sua tenerezza, per farsi carico del nostro sudore, per mettere ali ai nostri piedi e radici nei nostri cuori. Risorgano le famiglie, e sia mattino di pasqua sui volti degli sposi. Risorga dal torpore la nostra città il nostro quartiere perché possa costruire spazi di condivisione e di solidarietà, di giustizia e di carità. Risorgano i ragazzi i giovani e il loro cuore torni a sognare, trovino in Cristo risorto il loro vero amico e l’unico loro maestro.            

 

Che la luce di questo cero pasquale, segno di Cristo risorto, accenda nei nostri cuori la speranza, e come le donne al sepolcro, ci faccia correre per le strade del mondo a illuminare le notti di quanti vivono ancora nelle tenebre del male, a portare il lieto annunzio a quanti sono schiacciati dal peso della tristezza, a fasciare le piaghe di tanti cuori spezzati.            

 

Sia per tutti Pasqua di Risurrezione e di speranza.           

 

Così sia. 

 

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