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Il santo del Giorno

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La Liturgia di Oggi

 

 

 

 

 

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati

e oppressi, e io vi ristorerò.

 

Adorazione Eucaristica

XXVª Domenica del T. o. “Anno A”

 

 

 

Cel. “O Padre, giusto e grande

nel dare all’ultimo operaio come al primo,

le tue vie distano dalle nostre vie

quanto il cielo dalla terra;

apri il nostro cuore

all’intelligenza delle parole del tuo Figlio,

perché comprendiamo l’impagabile onore

di lavorare nella tua vigna fin dal mattino”.(Colletta)

 

 

G. «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie». La logica di Dio è diversa da quella degli uomini, talvolta, anzi, opposta ed inconciliabile con essa, comunque superiore sempre. Spesso quello che per l’uomo è guadagno, per Dio è perdita; e quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo. La parola di Dio, il suo giudizio comportano un radicale rovesciamento di valori: i primi sono gli ultimi; i beati sono quelli che piangono; i veri ricchi sono quelli che abbandonano ogni cosa; chi vuol salvare la propria vita la perde...La legge del suo regno sembra essere il paradosso, l’inedito, l’inatteso. Dio sceglie le cose deboli e disprezzabili di questo mondo per confondere le forti e le meritevoli. Non sceglie il primo ma l’ultimo, non il giusto ma il peccatore, non il sano ma l’ammalato. Fa più festa per la pecorella smarrita e ritrovata che non per le novantanove al sicuro nel chiuso. Il Dio cristiano è l’«assolutamente-Altro», l’imprevedibile. Nessuna categoria umana lo può «catturare». Egli sfugge ad ogni definizione e rivela continuamente nuovi aspetti del suo mistero.

 

Canto al Vangelo (At 16,14)

T. Alleluia, alleluia.
Cel. “Apri, Signore, il nostro cuore

e accoglieremo le parole del Figlio tuo”.

T.  Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

 

Pausa di Silenzio

 

Fa bene Dio a ricordare all’uomo che egli è Sovrano e Signore, e noi sappiamo bene che non si tratta di un despota, ma di un Padre. E fa pure bene a mettere a nudo i gretti che si mascherano dietro quell’ostentato senso di giustizia tipico degli uomini di legge pedanti e cavillosi, per i quali in realtà si tratta solo di una espressione di invidia e di gelosia. Il guaio è che l’invidia è una delle più terribili epidemie, tanto che la sapienza popolare l’ha marchiata d’infamia con questo proverbio: «Se l’invidia fosse febbre, tutto il mondo brucerebbe!». C’è da guardarsi dentro e chiedersi quanto e come ciascun battezzato ha bisogno di abbandonare i suoi piccoli pensieri per abbracciare i grandi pensieri di Dio.

 

Dal Salmo 144:Rit.Il Signore è vicino a chi lo invoca.

 

Ti voglio benedire ogni giorno,

lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode;

senza fine è la sua grandezza. Rit.

 

Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Buono è il Signore verso tutti,

la sua tenerezza si espande su tutte le creature.Rit.

 

Giusto è il Signore in tutte le sue vie

e buono in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,

a quanti lo invocano con sincerità.  Rit.

 

Pausa di Silenzio

 

1L. Per capire bene il brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, dobbiamo ricordare che la parabola di Matteo affronta una situazione specifica delle prime comunità cristiane di ebrei, incapaci di accettare che i pagani recentemente convertiti (gli operai dell'ultima ora), godessero gli stessi diritti dei cristiani di vecchia data, che avevano un lungo passato di fedeltà alla legge.

 

2L. Gesù dunque non affronta problemi sindacali di giustizia retributiva, vuole solo condannare i pretesi diritti di anzianità di coloro che avevano avuto la fortuna di incontrare prima il Signore, senza aver capito che quell'incontro anticipato era stato il loro vero privilegio.

 

1L. Gesù vuole farci capire che nella vita di fede non è l'anzianità di servizio che conta, ma la qualità dell'impegno, l'intensità dell'amore. Questo è il senso della parabola.

 

2L. Essa però riesce a far riflettere anche sui criteri che regolano la nostra giustizia.

 

1L. Non c'è in essa nessuna condiscendenza per l'arbitrio di chi è più forte, ma l'invito a superare una giustizia legata unicamente al dettato della «legge».

 

2L. La frase irritante del padrone,

 

Cel. «Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?»,

 

1L. proviamo a tradurla così:

 

Cel. «Perché dovrei sentirmi legato alla limitatezza dei vostri criteri?».

 

2L. Una vera giustizia sconfina sempre nella comprensione e nell'amore.

 

1L. Un particolare della parabola aiuta a capire:

 

Cel. «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?».

 

1L. «Perché nessuno ci ha presi a giornata».

 

2L. Giustizia davvero umana è quella che non tutela solo chi ha un contratto di lavoro, ma è attenta anche alla sofferenza di chi è senza diritti.

 

1L. Non si tratta, evidentemente, di stracciare i contratti di lavoro, e nemmeno di premiare i fannulloni, ma dobbiamo stare molto attenti a giudicarli.

 

2L. Rischiamo di essere profondamente ingiusti.

 

1L. Spesso si tratta non di pigrizia, ma di differenze di opportunità, di storie di sofferenza che possono portare alla disperazione.

 

2L. Si tratta allora di capire che la giustizia ha bisogno di essere animata dalla solidarietà, che non può limitarsi al rispetto dei contratti stipulati, ma deve assicurare ad ogni uomo, al di là dei suoi meriti apparenti, lo stesso rispetto e le stesse opportunità di crescita.

 

1L. Sentiamo allora che abbiamo bisogno di una giustizia più grande di quella degli uomini della legge.

 

2L. Quando Gesù dice che la giustizia di Dio non è la nostra giustizia non intende squalificare la nostra giustizia come esigenza, come bisogno interiore, ma vuole spingere a riconoscere i limiti delle sue realizzazioni storiche e a fare dei criteri evangelici il fermento inesauribile di una giustizia più umana.

 

Tutti

 

Signore, la forza della tua parola ci aiuti

a superare gli aridi schemi di una certa legalità

entro i quali noi l'abbiamo impoverita

e ci guidi alla scoperta della tua giustizia,

così diversa dalla nostra,

e degli orizzonti nuovi che essa può offrire

alla nostra convivenza.

Signore, le nostre celebrazioni dell’eucaristia siano il simbolo della nuova umanità chiamata a una fraternità più profonda, che rifiuta di discriminare gli uomini

in base a discutibili criteri di merito,

ma sappia accogliere e amare

anche gli uomini che non hanno meriti apparenti,

sull'esempio del tuo figlio, Gesù.

Signore, la nostra comunione diventi veramente

il «segno» di tutti coloro che, in questo mondo,

vogliono testimoniare il Vangelo,

aiutandoci a capire che dividere lo stesso pane

significa «annunciare il tuo amore»

che tu offri a tutti gli uomini

e, quindi, a trovare il coraggio di aiutare

la nascita di una nuova giustizia,

per la crescita umana di tutti gli uomini.

Canto:

 

Pausa di Silenzio

 

Cel. «Non posso fare delle mie cose quello che voglio?».

 

3L. È la risposta del padrone della vigna agli operai della prima ora, che protestano per aver ricevuto la stessa paga dei lavoratori dell'ultima ora.

 

4L. Una risposta che non ammette repliche e irrita la mentalità corrente, sempre pronta a gestire qualsiasi rapporto in termini puramente commerciali.

 

3L. Soprattutto oggi, abituati a mercanteggiare ogni cosa, ognuno si aspetta di essere ripagato nella stessa misura con cui ha dato, escludendo da ogni rapporto la libertà del dono.

 

4L. Certo la parabola è una metafora che non può essere letta in termini di giustizia retributiva, o la morale del racconto rischia di apparire una clamorosa ingiustizia.

 

3L. D'altronde, chi ricorda che Gesù altrove afferma che «chi lavora ha diritto alla sua ricompensa», non può fraintendere il senso ultimo della parabola in cui la vigna è paragonata al regno dei cieli.

 

4L. Solo se teniamo presente questa similitudine possiamo comprendere la provocazione di Gesù.

 

3L. Dio si comporta come il padrone della vigna e il suo metro di giudizio è diverso dal nostro:

 

4L. «I miei pensieri - dice il Signore - non sono i vostri pensieri».

 

3L. La sua misura non è basata su un calcolo matematico, ma sull'amore che tutto dona, perché «buono è il Signore verso tutti», indipendentemente dall'agire degli uomini.

 

4L. Con questa parabola Gesù vuole eliminare ogni tentazione di ridurre il rapporto con Dio a uno scambio commerciale: nessuno è in grado di presentare il conto al Signore, nessuno può permettersi tale oltraggio.

 

3L. Tutto ciò che abbiamo dalla vita, anzi la vita stessa, è un dono gratuito di Dio che ci ha offerto la salvezza per pura bontà.

 

4L. Come il padrone della vigna ha avuto pietà per gli operai dell'ultima ora, così Dio ha compassione degli uomini che ripaga in maniera spropositata a prescindere dai meriti di ciascuno.

 

3L. Chi a tutti i costi vuole ridurre Dio ai suoi bisogni e ha l'ardire di giudicare il suo operato con criteri umani, non potrà che provare invidia per quanti ricevono misericordia da un Padre che, nella sua infinita libertà, elargisce la grazia su tutti gli uomini:

 

4L. «Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità».

 

3L. Chi ha la presunzione di credere di avere più diritto di altri a una ricompensa perché osserva ogni precetto, si comporta come quei farisei che, vantando di essere figli di Abramo, credevano di essere primi dinanzi a Dio, senza capire che la logica dell'amore non è quella dell'esatta retribuzione.

 

4L. L'Amore va oltre la legge, tanto che Gesù chiude la parabola con le parole più note del Vangelo:

 

Cel. «Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Tutti

 

Come posso, Signore,

essere giudice della tua misericordia,

come potrò mai

guardare il tuo volto,

scorgere il tuo sguardo

se resto nella mia presunzione.

Peccato non solo è colpa commessa,

non solo è racconto di infedeltà maturata,

è assenza di misericordia,

anemia di speranza e di salvezza.

Se imparassi da Te, dolce Amico,

la forza del riscatto,

la gioia di preparare il pranzo per la festa

per chi non si aspetta cibo,

se ascoltassi il dolce tuo Verbo,

che meglio è donare che voler avere,

allora la mia gioia sarebbe inaudita,

la luce risplenderebbe nel mio cuore,

festa la vita per l'incontro con chi lontano vive

e abbraccio di pace con lo straniero.

Signore, voglio imparare da te,

da te apprendere la via dell'amore senza condizioni.

 

Pausa di Silenzio

Canto:

Meditazione

Preghiere spontanee

Padre Nostro

 

G. Tu metti allo scoperto, Gesù, le nostre reazioni piuttosto strane di fronte alla bontà del Padre tuo quando a beneficiarne è un nostro fratello. Dovremmo rallegrarcene e provare gioia e gratitudine, dovremmo essere contenti perché la tua generosità trasforma la vita di un uomo, di una donna e invece… ci dimostriamo gretti ed invidiosi, ancorati come siamo a visioni anguste, dettate dal nostro animo piccino. Così ti chiediamo di applicare la giustizia dei contabili e di rinunciare alle tue novità, che generano trambusto. Così ci mostriamo attaccati ai nostri criteri di retribuzione, a ciò che obbedisce alle nostre regole, senza lasciare nessuno spiraglio a quanto costituisce un pericoloso precedente nel nostro sistema collaudato di diritti e di doveri. Eppure, Gesù, tu non ti arrendi alla nostra ottusità, alla nostra cattiveria: tu denunci l’oscurità che abita il nostro cuore e ci inviti ad accettare le strade di Dio, le sue scelte, così lontane dalle nostre.

 

Tutti

Preghiera per le vocazioni sacerdotali

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:

“manda operai nella messe”.

Nella nostra preghiera, però,

riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.

Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,

un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.

Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa chiediamo, Signore:

assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;

coloro, cioè, che, in tuo nome,

invitano, consigliano, accompagnano e guidano.

Siano le nostre parrocchie segni accoglienti

della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.

Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:

crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.

Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata

- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,

confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,

custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

( Marcello Semeraro Vescovo di Albano)

 

Canto: Tantum Ergo


Tantum ergo Sacramentum

Veneremur cernui

Et antiquum documentum

Novo cedat ritui

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori Genitoque

Laus et jubilatio

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio.

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio.


 

VHai dato loro il pane disceso dal cielo.

RChe porta con sé ogni dolcezza.

 

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Elevazione del Santissimo Sacramento e Benedizione Eucaristica.  Al termine: Acclamazioni:

Dio sia benedetto.

Benedetto il Suo Santo Nome.

Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il Nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.

Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.

Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.

Benedetta la sua Santa ed Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione.

Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.

Benedetto San Giuseppe suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

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